Scarponi, il tragico addio. Investito in allenamento

Michele travolto da un furgone: morto sul colpo. Gregario d'oro, sarebbe stato capitano al Giro

Scarponi, il tragico addio. Investito in allenamento

L'Aquila di Filottrano è volata via, leggera ed elegante, in una mattina di primavera, verso un cielo azzurrissimo, in un eterno planare che non conosce meta.

Michele Scarponi è morto ieri mattina, poco dopo le otto, in sella alla sua bicicletta. La passione di una vita, lo strumento di vita. Travolto da un camioncino appena fuori casa, a pochi chilometri dalla sua villetta, a Filottrano. Un impatto pauroso e fatale. È morto sul colpo Michele, a causa delle ferite riportate.

Era uscito presto per tornare prestissimo. L'altra sera era tornato a casa da Trento, dove aveva concluso al quarto posto il Tour of Alps, con una vittoria di tappa, in Austria, lunedì scorso, dopo un digiuno lungo quattro anni. Era contento di tornare a casa e di riabbracciare Anna e i due piccoli gemellini Giacomo e Tommaso. Per loro due le maglie color fucsia di leader della classifica, che papà aveva vestito un sol giorno, e con le quali in serata ha postato una foto. Lui a terra a cavalcioni con i due bimbi sulla schiena, felici del loro papà e delle due preziose maglie.

Era uscito presto ieri mattina per tornare prestissimo. Perché questa mattina sarebbe dovuto partire con parte della squadra per un ultimo ritiro sull'Etna prima del Giro d'Italia, che scatterà da Alghero il prossimo 5 maggio. «Tempo di cambiare la valigia mi ha detto l'altra sera -. Poi domani (ieri, ndr) mi voglio godere tutto il giorno i miei bimbi e mia moglie».

«Non l'ho visto». Con queste poche e laconiche parole il 57enne autista dell'autocarro Fiat Iveco ha commentato il tragico incidente che è costata la vita a Michele, 37 anni, corridore professionista dell'Astana. L'incidente è avvenuto sulla strada provinciale 362, in via dell'Industria, all'altezza di un incrocio. All'intersezione con un'altra strada l'autista dell'autocarro avrebbe omesso di dare la precedenza, centrando in pieno il corridore, che nel violento impatto sarebbe morto sul colpo per le gravissime lesioni riportate.

«Lui aveva un carattere incredibile - racconta Vincenzo Nibali con la voce rotta per il dolore -. Sempre positivo, sempre sorridente, riusciva a sistemare tutto con una battuta, anche nei momenti più difficili. Io gli devo molto, e nonostante non fossimo più compagni di squadra, ci sentivamo spesso. Mi mancherà tantissimo».

Corridore tosto e tenace, portato per i Grandi Giri, Michele oltre al Giro 2011 vinto a tavolino per la squalifica di Contador, ha raccolto anche tanti piazzamenti in classiche Monumento: secondo ad un Giro di Lombardia, sesto ad una Sanremo, anche se probabilmente la gara che gli piaceva di più era la Liegi-Bastogne-Liegi, chiusa due volte nei primi cinque.

Lui era tutto: la serietà della professione, ma anche la ricreazione: e la campanella la faceva suonare quasi sempre lui. Perché sapeva benissimo quando era il momento di allentare un po' la presa. Sempre con il sorriso sulle labbra, con quell'aria perennemente divertita. E il sorriso di chi, essendo troppo intelligente, non si è mai preso completamente sul serio.

«Non ti preoccupare Vince, vai talmente piano che non solo perdi il Giro, ma avrai la scusa buona anche per cambiare mestiere...», gli diceva in quei giorni tribolati del Giro dell'anno scorso. Con Nibali tormentato e incapace di comprendere quello che gli stava succedendo e uno Scarponi, al suo fianco, che si prodigava per togliergli quel peso sul cuore. «Tranquillo Vince, ora si va oltre i duemila metri e lì l'Aquila di Filottrano che sarei io ti tornerà a far volare. Certo che vedere uno Squalo che vola sul Colle dell'Agnello deve essere un'esperienza unica...».

«Se sono felice dei miei due gemellini? Che domande: certo che sì, sono la mia vita. Peccato solo che uno sia milanista e l'altro juventino: peggio non mi poteva capitare», mi raccontava ridendo del peggior supplizio sportivo per un incallito interista.

Di tanto in tanto, sulla strada per Jesi, si dava appuntamento con Roberto Mancini, ex allenatore dell'Inter, e grande

appassionato di due ruote. «Se Roby va forte? Ha tenacia, non molla mai: la mia sella», mi raccontava.

In bicicletta non so se era il più bravo, ma da trovarsi al proprio fianco era innegabilmente il migliore. Per questo mi mancherà.

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