Gli Alleati attraversano il Reno a Remagen: così è arrivata la caduta di Hitler

Nel marzo del 1945 gli Alleati si trovarono di fronte all'ultimo ostacolo naturale che li separava dal cuore pulsante dell'industria bellica tedesca. Se avessero attraversato il Reno, la Germania di Hitler avrebbe capitolato in poco tempo

Gli Alleati attraversano il Reno a Remagen: così è arrivata la caduta di Hitler

Il dado è tratto. Qualcuno deve averlo sussurrato, o quanto meno pensato, mentre osservava il fiume dall'altra sponda. Il Reno come il Rubicone. Lui come Cesare. Che si trattasse di un generale o del più semplice dei soldati, perché nella guerra, di fronte ai grandi momenti, tutti sono uguali: non era proprio un altro famoso condottiero, quel Napoleone Bonaparte, a ripetere ai suoi che “ogni soldato porta nel suo zaino il bastone di maresciallo” ?

Un ponte di Remagen

Nel marzo del 1945, dopo la vittoria nelle Ardenne, era chiaro che nulla poteva fermare l'avanzata degli Alleati come un ostacolo naturale che può fare la vera differenza: il Reno appunto, l'ultima linea di difesa occidentale. Se i ponti fossero stati tenuti, o distrutti, se gli alleati fossero rimasti inchiodati sulla sponda occidentale, e esposti al tiro dei cannoni, ai blitz di ciò che rimaneva della Luftwaffe, perfino al tiro dei razzi V2, le straordinarie Wunderwaffen di Hitler, forse nessun soldato angloamericano avrebbe messo piede nel cuore del Reich.

Barriera naturale che per secoli ha protetto la Germania dagli invasori occidentali, l’ampio, profondo e lungo Reno trovava a metà del suo corso un tratto montuoso e una foresta impraticabile per i mezzi corazzati essenziali alla battaglia. Li sorgeva la città di Remagen e il possente ponte intitolato al generale Ludendorff, che ne aveva proposto la costruzione durante la Grande guerra, e la collegava a Erpel, sull'altra sponda.

Il 12° gruppo d'armate del generale statunitense Omar Bradley, che poteva contare anche sull’armata del leggendario generale George Patton, doveva concentrarsi nel tratto percorribile e attraversarlo. Inizialmente, i vertici e gli analisti d’intelligence dello Shaef, il Comando supremo della spedizione alleata in Europa, non ritenevano che quel punto del fiume fosse praticabile e che si potesse sfruttare una testa di ponte per un'avanzata nella Germania occidentale, anche se era evidente come un passaggio in quel punto li avrebbe proiettati, in caso di vittoria, nel cuore della Germania occidentale. Proprio dove batteva il cuore industriale della Ruhr e della Saar.

Secondo il Comando supremo che rispondere ad Dwight D. Eisenhower, nessun ponte era ancora in piedi sul Reno, quindi né il Gruppo d'armata statunitense, né quello britannico, il 21° al comando del generale Bernard Montgomery potevano attraversare agilmente. Nessuno ad eccezione del ponte ferroviario di Remagen, con le sue solide arcate d'acciaio e difese da alte torri di pietra in stile medievale, piene di feritoie da cui spuntavano le canne delle moderne mitragliatrici Mg 42.

Dall'altra parte del ponte - minato per la demolizione con ordine di "innesco" solo per volere di Hitler o del comandante del settore per impedire l'avanzata nemica - era il grosso del Gruppo d'armate B agli ordini del feldmaresciallo Walter Model, mentre a difesa dello stesso era un miscuglio di piccole unità composte da vecchi veterani e giovani hitleriani.

Le avanguardie americane sferrarono i primi attacchi nella prima settimana di marzo, proprio mentre il comando tedesco si avvicendava, e il nuovo vertice affidava al maggiore Scheller la discrezionale demolizione del ponte lì dove lo avesse ritenuto necessario. Inutile dire che, in precedenti casi, gli ufficiali che avevano commesso "errori di valutazione" nella distruzione o non distruzione di un ponte strategico erano finiti davanti alla corte marziale, e, nel migliore dei casi, dritti sul Fronte Orientale. Al 7 di marzo i tedeschi iniziarono ritirarsi per attraversare il ponte e rischierarsi dall'altra parte del Reno, mentre i primi moderni carri armati M-26 Pershing che esibivano la stella a cinque punte, prendevano posizione alle porte di Remagen.

Prima dell'ora X

Quando gli americani raggiunsero l'imboccatura del ponte dal lato di Remagen, una prima carica fece saltare la rampa d'accesso, ma negli scontri con la prima linea tedesca, un prigioniero caduto in mano nemica rivelò l'intenzione di far saltare in aria il ponte alle ore 16:00. Ragione per cui gli americani pensarono fosse necessario "sbrigarsi".

Ciò che accadde dopo, appartiene al caos totale, mentre gli americani si avventuravano sul ponte sotto il fuoco incrociato che martellava i tank e la fanteria, che si proteggeva dietro a loro, i tedeschi provarono a innescare le cariche per distruggere il ponte. L'innesco a distanza non aveva funzionato, e si dovette procedere manualmente, ma la quantità di esplosivo insufficiente e per giunta del tipo non adeguato, lasciò il ponte in piedi seppure tremante. I soldati che avanzavano sotto il tiro delle mitragliatrici temevano che il ponte potesse sgretolarsi sotto i loro piedi.

Una dopo l'altra le torri difensive vennero messe a tacere, e prima dell'ora X, un sergente americano divenne il "primo soldato americano ad attraversare il Reno". Se prendere Remagen e attraversare il ponte fu "un gioco da ragazzi", scalare la collina che sovrastava la sponda orientale e conquistare la cima, fu un vero atto di coraggio. Entro le un'ora la testa di ponte dall'altra parte del Reno era assicurata. Chi lo avrebbe attraversato delle 24 ore seguenti avrebbe trovato un cartello "Attraversate il Reno con i piedi asciutti, per gentile concessione della 9a Divisione corazzata", i primi americani ad aver attraversato. Ma quello, era soltanto l'inizio.

Soldati e generali

Dopo che il primo soldato americano aveva attraversato il ponte, ne seguirono altri, e in breve, al seguito dei primi 120 arrivarono tank, e corazzati leggeri. La conquista del ponte di Remagen intatto non era nei piani degli Alleati, era stata, in un certo senso, un imprevisto, un colpo di fortuna.

Il generale Bradley aveva riferito del successo delle sue avanguardie, ma la risposta dello Shaef fu inizialmente tiepida. Solo dopo aver raccontato a Eisenhower della svolta cruciale, il comandante in capo della spedizione alleata rispose a Bradley: "Vai subito dall'altra parte con tutto quello che hai. È la migliore svolta che abbiamo avuto... Al diavolo i pianificatori! Vai avanti, Brad, e ti darò tutto quello che abbiamo per mantenere la testa di ponte. Ne faremo buon uso anche se il terreno non è dei migliori". E così fece.

Le armi "meravigliose" per il contrattacco

La mattina dell'8 marzo, il feldmaresciallo Model venne informato che gli americani controllavano Remagen e le due estremità del ponte Ludendorff, che era ancora sospeso sul Reno. Una formazione di contrattacco, formata da appena sessanta carri armati e 12.000 uomini, fu radunata in tempi formidabili per sbarrare la strada agli americani e tentare di riprendere o almeno distruggere il ponte.

Informato dei fatti, Hitler andò su tutte le furie. Destituì Model, sostituendolo con il feldmaresciallo Kesserling, e fece processare tutti gli ufficiali subalterni. Quattro di loro finirono davanti a un plotone d'esecuzione. Mentre gli americani cercavano di attestarsi sulla riva orientale, i tedeschi, che avevano innalzato un perimetro difensivo per arginare la loro avanzata, tentarono di concentrare il fuoco dell'artiglieria e i raid dei bombardieri sul settore. Lo spazio aperto tra Remagen e l'estremità del ponte divenne noto come "angolo dell'uomo morto"; e mentre 8.000 soldati americani si attestavano dall'altra parte, i genieri, convinti che il ponte sarebbe crollato da un momento all'altro, gettavano le basi per il primo ponte artificiale.

Gli americani presero ogni contromisura possibile, per proteggersi dai sabotaggi dei Kampfschwimmer, gli uomini rana dell'SS-Kampfschwimmergruppe, dai sottomarini tascabili e dagli attacchi dall'aria condotti dai nuovissimi aerei della Luftwaffe, i bombardieri e i caccia a reazione Ar-234 e Me-262. Niente, né i sabotaggi né i bombardieri si rivelarono efficaci. Venne allora il turno delle vere Wunderwaffen.

Il 17 marzo il primo razzo V2 fu lanciato contro Remagen. L'impatto del missile supersonico fece tremare la terra ma non centrò l'obiettivo. Come gli altri dieci razzi che lo seguirono, tutti lanciati dalle istallazioni segrete di Hellendoorn nei Paesi Bassi. Ciò nonostante, quello stesso giorno un'arcata del ponte crollò, portandosi dietro le sezioni de ponti artificiali stesi dai genieri americani.

L'ultimo disperato tentativo di distruggere il ponte avvenne il 20 marzo, affidato un obice pesante Karl-Gerät da 600 mm, messo in linea dai tedeschi. I 14 colpi sparati su Remagen non portarono effetti significativi, e l'arma fu ritirata. Fu allora che i tedeschi si arresero all'idea che la testa di ponte degli americani, nonostante ogni sforzo, andava considerata come "consolidata". Il dado era stato tratto, davvero, e chi aveva raccolto la sfida, senza tornare indietro, il Cesare di questa storia, era un sergente dell'Ohio. Il primo ad attraversare il ponte di Remagen.

Il suo nome era Alexander Albert Drabik. Aveva corso 398 metri sotto il fuoco nemico sapendo che il ponte sul quale correva era minato, e poteva sgretolarsi sotto i suoi piedi.

Scherzo del destino, i suoi genitori erano emigranti dalla Germania, e lui era diventato uno dei tanti eroi d'America come il suo ufficiale superiore, un altro americano figlio di immigrati, nato a meno di cento chilometri dall'altra sponda del Reno.

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