Sulla via della seta in cerca di emozioni

Fino al 2 marzo, nella Galleria della Tartaruga (via Sistina, 85/A), i dipinti di Danilo Maestosi accolgono i visitatori con una miriade di colori che parlano d’Oriente. Non a caso la mostra si intitola Le mille e una seta, come l’ultima esposizione al Vittoriano, della quale questa è il seguito. Nuovi quadri si aggiungono in un itinerario mentale tra i ricordi e le citazioni artistiche e letterarie di un uomo colto, che affianca la pittura al lavoro di giornalista. Sognando le terre del prete Gianni, La prigione di Marco Polo, L’estasi dei Dervisci, Il filosofo Averroè rievocano fiabesche atmosfere da Mille e una notte. Addio Didone, col suo riferimento al mito virgiliano, ci porta ancora più indietro nel tempo tra i flutti di un mare misterioso. Alla base della mostra c’è l’intento di ripercorrere le vie della seta immaginando i quadri come un tessuto, e quindi con le trame, i bagliori e la ricchezza cromatica dei rasi, dei broccati e dello shantung. Questa ricerca di Maestosi vuole essere un omaggio al padre Athos, mercante di tessuti, che gli ha fatto conoscere, quando era bambino, le innumerevoli sfaccettature delle stoffe preziose e gli ha fatto sognare quei viaggi in terre lontane, che poi da adulto ha intrapreso per soddisfare le sue curiosità.

Ecco allora queste dipinti, realizzati con tecniche miste, che nell’intento dell’artista «rivivono avventure, evocano luoghi che hanno attraversato, meraviglie che li hanno incantati: le cupole di Istanbul, le morbide tavolozze delle moschee di Isfahan e Samarcanda, i templi in rovina di Palmira ed Eliopoli, castelli arroccati su aspre colline che hanno cambiato più volte guarnigioni e bandiere, i padiglioni di lacca delle città proibite, i suk di Gerusalemme e Damasco».
Orario: 10-13 e 16.30-19.30. Chiuso i festivi e il lunedì mattina.

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