Vino adulterato: tanta chimica e pochissima uva

Sigilli ad aziende venete e pugliesi. Tracce di acidi nocivi in 40 milioni di bottiglie. Il governo all’Ue: "Non ci sono pericoli per la salute". La Coldiretti: "A rischio il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal made in Italy"

Vino adulterato: tanta chimica e pochissima uva

«Nessun rischio per la salute dal nostro vino». Questo il succo del rapporto inviato dalle autorità italiane ai funzionari del commissariato per la Salute dell’Unione europea, allarmati dal reportage «Velenitaly», pubblicata ieri sul settimanale L’espresso: la storia di un’inchiesta della magistratura su milioni di litri di vino italiano «tagliati» con acidi e concimi chimici. E a livello istituzionale la vicenda sembrerebbe chiusa qui. L’Europa ha chiesto delucidazioni, l’Italia ha risposto attraverso il ministero delle Politiche agricole, l’Europa si è dichiarata soddisfatta delle risposte. «Nessun pericolo, le analisi svolte all’interno dell’inchiesta hanno evidenziato solo l’adulterazione di vino con acqua e zucchero nel mosto», ha ribadito in serata il ministero della Salute. Quasi contemporaneamente è arrivata anche la rassicurazione del procuratore della repubblica di Taranto, Aldo Petrucci, che conduce l’inchiesta sui mosti adulterati: «Nessuna sostanza cancerogena riscontrata fino a questo momento nei mosti sequestrati».

Il settimanale, smentito in una volta sola da governo e magistratura, non ha subìto a capo chino le accuse di aver sollevato ad arte un polverone inutile, e ha dichiarato in serata di «confermare tutto quanto pubblicato. Dopo gli esami svolti sul vino sequestrato negli stabilimenti di Veronella (Verona) e di Massafra (Taranto) le Procure di Verona e Taranto hanno contestato il reato di adulterazione di sostanze alimentari, che punisce chiunque corrompe sostanze destinate all’alimentazione rendendole pericolose alla salute. Non si tratta quindi di una truffa innocua con acqua e zucchero, ma di una situazione che mette a rischio la salute. Non solo. La presenza di acido cloridrico, acido solforico e di altre sostanze gravemente pericolose nel vino oggetto dei sequestri era citata sia nel comunicato stampa del Corpo forestale dello Stato sia nel primo provvedimento della Procura di Verona».

Esposte tutte le posizioni dei protagonisti di questa vicenda, resta ora da capire dove sta l’errore: se è vero che parte del vino italiano, e qui si parla solo del vino di infimo rango, quello da un euro e mezzo al litro, è solo annacquato, perché la kermesse principe dell’enologia italiana, il «Vinitaly» di Verona, la fiera che proprio in questi giorni celebra il tripudio della qualità dei vini Doc e Docg, è stato scosso per tutta la giornata di ieri da un vero e proprio terremoto? Occorre dire che quanto esposto da L’espresso è sostanzialmente vero: le indagini sono tuttora in corso, venti aziende vinicole sono indagate e, cosa più importante, le analisi condotte sui campioni di vini sequestrati hanno davvero evidenziato la presenza di acidi e sostanze nocive. «Quello che è importante sottolineare - fanno sapere dall’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Trento), dove sono state svolte le analisi - è che queste sostanze, benché presenti nei campioni, sono in quantità minime, troppo esigue per rappresentare un pericolo immediato. Intendiamoci: questi composti, utilizzati come correttori di acidità nella produzione dei vini fatti con l’“acqua di rubinetto”, sono assolutamente dannose, ma certamente meno dell’alcol all’interno del quale sono state miscelate».

«Nonostante il

sistema italiano si essenzialmente sano - commenta Coldiretti - occorre combattere senza esitazione queste pratiche illecite, per non mettere a rischio il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal vino made in Italy».

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