Per gli americani Milano è la capitale mondiale della moda e del fashion

Secondo un gruppo texano di ricerca sui trend, la città di Prada, Versace, Dolce e Gabbana e naturalmente di "King George" Armani ha detronizzato Parigi, Londra, Roma e New York quanto a calamita per i "fashionisti" di tutto il mondo

Milano capitale mondiale della moda: per gli italiani è un dato di fatto acquisito, non così per gli americani che hanno sempre vissuto male la rivalità tra Giorgio Armani e Calvin Klein. Ora però è cosa fatta: secondo un gruppo texano di ricerca sui trend, la città di Prada, Versace, Dolce e Gabbana e naturalmente di "King George" ha detronizzato Parigi, Londra, Roma e New York quanto a calamita per i "fashionisti" di tutto il mondo. Il Global Language Monitor di Austin ha stabilito la classifica grazie a algoritmi che monitorizzano parole e frasi come haute couture e moda sui mass media tradizionali, sui blog e su internet. L’anno scorso e per i quattro anni precedenti, grazie a questi calcoli, New York era arrivata in testa e Milano addirittura quarta.

Oggi però, come una supermodella che inciampa sul tacco a spillo, la Big Apple è rimasta indietro, spodestata oltre che da Milano, da Parigi, Roma e Londra. «È stato un risultato sul filo di lana», ha commentato Paul Payack, presidente del gruppo che ha realizzato la ricerca. Nella classifica del Global Language Monitor, Hong Kong e San Paolo sono entrate nella top ten assieme a Los Angeles e Las Vegas, mentre Barcellona e Miami sono emerse in ascesa.

«È un risultato della crisi che ha avuto un impatto negativo sulle passerelle», ha spiegato Payack secondo cui la recessione ha colpito duramente un’industria che continua ad avere un giro di affari globale di tremila miliardi di dollari. Per New York, che da almeno un decennio ha cercato di costruirsi una nicchia nel mercato globale del lusso grazie a firme come Calvin Klein, Donna Karan e Ralph Lauren, è l’ultima cattiva notizia. La moda è stata finora una delle industrie trainanti della città con circa 175 mila posti di lavoro, 10 miliardi di dollari all’anno in salari e un gettito fiscale per le casse del comune pari a 1,6 miliardi di dollari.

Ma il peso della crisi sta lasciando un segno a tutto campo: a Manhattan calano le saracinesche in quartieri dello shopping che sembravano finora immuni alla crisi. Con vistosi cartelli all’insegna del "For Rent" (si affitta) sulle vetrine di griffes famose lugubremente vuote, Madison Avenue sembra un cimitero.

Sulla Quinta tra 42esima e 49esima, gli isolati a sud dei grandi magazzini di lusso Saks Fifth Avenue, il tasso di chiusura di negozi e boutique è del 15 per cento, mentre a Soho da West Houston a Grand Street e da Broadway a West Broadway un negozio su dieci è al buio, hanno calcolato i broker del gruppo immobiliare Cushman and Wakefield per il New York Times.

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