Anche l'America ha il suo Villari

E noi farem come l’America, si cantava idealmente nel Pd italiano, ed ecco che l’America si è italianizzata. Anche oggi se ne sono sapute delle belle sul governatore dell’Illinois che si vendeva il posto rimasto vacante del senatore Obama. Bisogna dire che l’intraprendente Rod Blagojevich è una vera faccia da schiaffi. Nelle intercettazioni bestemmia come un turco e riempie di un turpiloquio pesantissimo i verbali che di buon mattino l’America protestante legge rabbrividendo: è tutto un «fuck» di qui e «fuck» di là, parolaccia che copre l’intero campo di quelle che da noi cominciano per «c».

E il bello, diciamo così, è che il giovane e arrogante individuo si è barricato quasi fisicamente nel suo studio di governatore, da cui non si lascia sloggiare nemmeno con le cannonate: barricato dietro tutti i cavilli che gli offre la legge, per cui è lui e soltanto lui che può decidere chi deve essere il successore di Obama. Obama a sua volta protesta e bestemmia come Veltroni con Villari. Ma se Villari non molla, Blagojevich non è da meno benché la similitudine fra i due vada ridimensionata a vantaggio dell’italiano, visto che Blagojevich è accusato di aver messo all’asta un posto di senatore, mentre il povero Villari non ha venduto o comperato nulla, ma si tiene ben saldo alla poltrona per la quale in fondo è stato regolarmente eletto. Già è stato detto e ripetuto che in fondo tutto il mondo è paese e che persino nella puritana America...

Quindi non lo ripeteremo anche noi. Però, va notato che fa impressione come alla fine venga ridicolizzato chiunque voglia far credere che esista una differenza genetica fra onesti e disonesti in politica, come hanno sempre fatto comunisti e successori della loro pregiata ditta in Italia. L’onestà, un tempo, era considerata semmai un appannaggio delle destre conservatrici per un motivo di classe: i conservatori che si davano alla politica erano ricchi di loro e non avevano bisogno di rubare.

Così era anche nell’Italietta post risorgimentale, quando c’era chi si dimetteva per essersi portato a casa un calamaio dello Stato. Ma poi questa distinzione è caduta e la natura umana fa il suo corso. E nel corso della natura umana oggi col caso di Rod Blagojevich ne vediamo delle nuove, se non delle belle: i legislatori stanno scervellandosi su nuove leggi da approvare di corsa per stanare il cattivo. Ma il cattivo se la ride, perché le leggi che ci sono gli danno ragione e lui non si fa stanare. Anzi, Rod Blagojevich incarna ormai un vecchio mito americano: quello dell’underdog, colui che sta sotto attacco, quello che tutti danno per perdente e che si batte con tutte le armi, leali e sleali, nella sua grande lotta contro il potere costituito, cosa che in America è sempre piaciuta molto, benché oggi nessuno ancora abbia il coraggio di fare apertamente il tifo per il governatore incriminato, arrestato, subito liberato e subito tornato al lavoro come se nulla fosse. Un’ultima ciliegiona sulla torta sfranta. Si è venuto a conoscere dalle intercettazioni un particolare ancora più abbietto sulla vita del governatore democratico dell’Illinois, membro dell’alta società democratica da cui è uscito il nuovo presidente: i licenziamenti di giornalisti richiesti all’autorevole Chicago Tribune erano di quelli caduti in disgrazia con la moglie di Rod Blagojevich. La signora diceva chi voleva togliersi dalle scatole e suo marito eseguiva premendo sulla libera stampa democratica. Quindi il quadro completo è composto dagli elementi più sudici: parolacce, licenziamento di giornalisti avversi, asta di posti pubblici, occupazione moralmente abusiva della carica di governatore dopo essere stato incriminato e arrestato, concussione.

Ci chiediamo: c’è una morale che possiamo trarre da tutto ciò? Forse una: che non bisogna dare più di tanto retta ai miti. Si deve dare retta ai principi, questo sì. Il mito dei democratici buoni contro i repubblicani cattivi, crolla. Il mito della sinistra onesta contro la destra disonesta, crolla. Il mito del senso delle istituzioni idem.

Che cosa resta? Resta in fondo il divertimento cinico ma onesto di fronte alle imprese di questo «Grand Villain» che è Rod Blagojevich, l’uomo che manda tutti a quel paese (e peggio), che compra gli uomini, che ha nella zarina sua moglie l’ispiratrice delle sue

vendette… diciamolo: è il copione per un magnifico film che presto qualcuno ad Hollywood farà, se esiste ancora una Hollywood capace di mettere a ferro e fuoco le coscienze per il modesto prezzo di un biglietto al botteghino.

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