La lotta al tabagismo e quell'occasione persa dalla Ue

L'Ue lancia una consultazione pubblica sul tema, ma l'approccio è controproducente. Nel sondaggio non si fanno distinguo tra sigarette elettroniche e tradizionali, a differenza di quanto suggeriscono gli studi

La lotta al tabagismo e quell'occasione persa dalla Ue

Prima il riscontro positivo dei consumatori, poi il più autorevole parere degli esperti. Le evidenze sull'utilità delle sigarette elettroniche nella riduzione dei danni da fumo hanno suscitato un rinnovato interesse sull'argomento sia da parte dei fruitori sia tra gli studiosi. Tali dispositivi, infatti, possono contribuire al raggiungimento di alcuni standard di salute pubblica, soprattutto in riferimento al definitivo abbandono delle sigarette tradizionali. Se ne sono accorti in molti, soprattutto dopo che anche la rivista scientifica Nature Medicine si era pronunciata sul tema con dati in favore delle e-cig. Molti tranne l'Ue, che invece sembra alquanto confusa sulla materia.

La consultazione Ue sul fumo

In attesa di intervenire con nuove direttive sulla lotta al tabagismo, la Comissione Europea ha infatti lanciato una consultazione online per raccogliere il parere dell'opinione pubblica al riguardo. Ma l'approccio adottato è stato controproducente e vi diremo il perché. L'obiettivo - fanno sapere da Bruxelles - è garantire che il lavoro politico sia svolto in modo aperto e trasparente, basandosi sui migliori dati disponibili e sul coinvolgimento dei portatori d'interessi. Il sondaggione è disponibile sul sito istituzionale e sarà fruibile a tutti sino alla mezzanotte del 16 maggio prossimo. Al momento l'Italia è il secondo Paese per partecipazione al campionamento, dietro alla Germania. Il che è certamente positivo: gli italiani, spesso accusati di menefreghismo rispetto alle euro-faccende, hanno invece il desiderio di dire la loro.

L'approccio che non fa distinguo

Peccato però che la consultazione sia segnata da un discutibile approccio di fondo proprio in merito alla classificazione dei nuovi dispositivi elettronici, che nel questionario vengono messi sullo stesso piano delle sigarette tradizionali. Per i signori di Bruxelles, in sostanza, non ci sarebbe differenza tra chi si accende la classica "paglia" e chi ad esempio utilizza un'Iqos senza combustione né fumo. Così facendo, però, l'Ue si contraddice rispetto agli obiettivi conoscitivi del proprio sondaggio e sembra ignorare le evidenze ravvisate dagli esperti sul contributo delle e-cig nel ridurre i danni in chi non vuole smettere. Entrando nei dettagli del capionamento ci si rende inoltre conto di come alcune domande non abbiano un approccio oggettivo ma sembrino piuttosto indirizzate a screditare qualsiasi tipo di prodotto alternativo. E questo, sempre in barba ai distinguo che invece fanno in primis gli studiosi della materia. Purtroppo, peraltro, l'approccio della Commissione ricalca quello dell'Oms, che quest'anno si avvicina a un momento chiave per la regolamentazione del settore, con la decima conferenza delle parti che si svolgerà a novembre a Panama.

Le domande del questionario: cosa non va

In uno degli spunti del sondaggio, ad esempio, ai cittadini Ue viene chiesto di esprimersi su questo assunto: "I prodotti emergenti rappresentano un rischio importante a causa della loro capacità di indurre dipendenza e del loro impatto sulla salute pubblica". Ma l'enunciato, formulato in questa maniera, evita di registrare il riscontro di quanti invece hanno tratto vantaggi dai prodotti emergenti, magari proprio con l'intenzione di abbandare il fumo in futuro. In un passaggio successivo si legge poi la seguente domanda: "Le azioni dell'UE affrontano le seguenti problematiche?". E nella fattispecie viene anche incluso "l'aumento dell'uso di prodotti emergenti da parte delle giovani generazioni". Nel questionario riservato agli "esponenti del mondo accademico/di un istituto di ricerca", invece, i prodotti senza combustione sono annoverati tra le categorie che presentano un "livello di minaccia per la salute pubblica". Nessuna menzione, però, al fatto che questi dispositivi abbiano standard tecnologici che puntano proprio ad assottigliare le controindicazioni.

I rischi sulle future norme

Tale approccio alla materia rischia così di produrre effetti normativi altrettanto confusi. Bruxelles andrebbe così incontro all'ennesima ridda di disposizioni calate dall'alto ma percepite come incomprensibili dai cittadini, in quanto lontane dalla loro esperienza. "Se solo usassimo le sigarette elettroniche nel 20-30% dei fumatori che, pur essendo a elevato rischio cardiovascolare, non vogliono smettere di fumare, faremmo un importante passo avanti nella prevenzione di infarto e ictus", aveva spiegato di recente il professor Francesco Fedele, ordinario di Cardiologia all'Università La Sapienza di Roma, commentando l'articolo di Nature Medicine sul ruolo delle e-cig associato a un "aumento di cessazione del fumo del 10-15%" e alla minore pericolosità rispetto alle sostanze chimiche contenute dalle normali sigarette.

Assai

meno approfondita l'impronta della consultazione Ue ancora in corso. Con il rischio che ad andare in fumo sia la tanto auspicata trasparenza nei futuri processi decisionali su un tema che incide direttamente sulla salute.

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