Ilva, ipotesi bancarotta: ArcelorMittal nel mirino

L’inchiesta scatterà dopo l’ok del tribunale all’insolvenza. Cosa può succedere

Ilva, ipotesi bancarotta: ArcelorMittal nel mirino
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Ilva, ipotesi bancarotta ArcelorMittal nel mirino L’inchiesta scatterà dopo l’ok del tribunale all’insolvenza [FIRME]Sofia Fraschini [TESTO-INFRA][TESTO]I bilanci dell’ex Ilva finiscono nel mirino della Procura di Milano. Nel giorno in cui a Taranto sindacati, governo, commissario e lavoratori fanno quadrato per il rilancio del polo siderurgico, il Tribunale di Milano ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul gruppo. Da quanto è emerso, se venisse dichiarato lo stato di insolvenza di Acciaierie d’Italia dalla Sezione Fallimentare, che deve decidere sul punto in settimana dopo l’udienza tenutasi ieri, il fascicolo esplorativo potrebbe diventare un’inchiesta con l’ipotesi di reato di bancarotta.

Il fascicolo è stato aperto dal procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio e gli accertamenti sono affidati anche al pm Pasquale Addesso. L’aggiunto Pedio ieri ha anche preso parte ad una delle due udienze davanti alla presidente della Sezione fallimentare del Tribunale, Laura De Simone, che deve decidere sulle richieste dei due soci: da una parte Invitalia, socio pubblico, che insieme al commissario straordinario Giancarlo Quaranta, chiede la dichiarazione dello stato di insolvenza per far partire di fatto l’amministrazione straordinaria; dall’altra, Arcelor Mittal, socio di maggioranza, che con l’ad uscente di Adi Lucia Morselli chiede, invece, un concordato «in bianco» per tutto il gruppo. L’ennesimo scontro tra gli azionisti di Acciaierie d’Italia che non smettono di darsi battaglia. Il procuratore Pedio ha chiesto in udienza che anche per le controllate AdI Energia srl, AdI Servizi Marittimi srl e AdI Tubiforma srl siano disposte misure protettive a tutela del patrimonio dall’aggressione dei creditori. Una protezione che, per la Procura, potrebbe essere messa in atto anche con un’amministrazione straordinaria di tutto il gruppo.

Se nei prossimi giorni, come previsto, il Tribunale fallimentare dichiarerà l’insolvenza di Acciaierie d’Italia, a quel punto scatterà, come previsto in questi casi, un’inchiesta con l’ipotesi di reato di bancarotta con accertamenti sulla gestione negli ultimi anni dell’ex Ilva . Come emerso in aula durante la discussione sulla richiesta di composizione negoziata della crisi, Acciaierie d’Italia ha 3 miliardi di debiti (uno dei quali non ancora «realizzato» e legato all’acquisto degli impianti) di cui oltre 500 milioni già scaduti e altre centinaia di debiti infragruppo. L’esperto indipendente Cesare Giuseppe Meroni, nominato proprio per valutare il piano presentato dalla società, aveva concluso che la società «non disponesse della liquidità per la continuità aziendale di febbraio».

Intanto ieri in Puglia il ministro delle Imprese, Adolfo Urso ha assicurato che «l’ex Ilva sarà rilanciata e che la sfida di Taranto è la sfida per l’Italia». Accompagnato dallo stesso Quaranta, il ministro ha incontrato gli operai spiegando che «la salvaguardia dei livelli occupazionali e la tutela ambientale devono procedere di pari passo al rilancio. Per questo il governo è pronto ad assicurare le risorse necessarie». Per attrarre investitori, si procederà attraverso bandi pubblici. Il ministro assicura che saranno rivisti i criteri per la cassa integrazione e che saranno garantiti i crediti delle aziende dell’indotto.

«Non si può mandare in cassa integrazione chi lavora per la sicurezza degli impianti. Con il decreto legge approvato dal governo, questo non sarà più possibile». Urso infine si è detto fiducioso anche sul «via libera Ue al prestito ponte da 320 milioni».

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