La big band «infernale» di D. J. Argue suona la sveglia

Nel mese scorso, commentando la presentazione a Milano della stagione 2010/2011 di Aperitivo in Concerto, molti hanno notato, fra le caratteristiche più evidenti del programma, la partecipazione di alcune grandi orchestre nuove del jazz americano. C’è la crisi economica del mondo occidentale, certo, e le big band costano. Quelle nate negli Stati Uniti durante gli anni trenta del secolo scorso interpretarono il sollievo per aver lasciato alle spalle la Grande Depressione del 1929, e furono perciò «macchine infernali da ritmo». Quelle attuali sono percepite dagli stessi musicisti, oltre che dal pubblico, come luoghi-rifugio mentre la crisi perdura. Domani mattina alle 11 arriva dagli Stati Uniti al Teatro Manzoni, per l’unica data italiana, Darcy James Argue, compositore direttore e pianista, con l’orchestra Secret Society, e l’appuntamento è di certo più impegnativo. D.J.Argue, 35 anni, canadese di Vancouver ma da tempo newyorchese di adozione, porta con sé una band che allinea cinque trombe, quattro tromboni, cinque sassofoni-clarinetti-flauti, chitarra, tastiere, contrabbasso e batteria. In tutti fanno diciotto, il massimo consentito a un’orchestra di jazz. È curioso che Argue abbia intitolato Infernal Machine il suo primo cd con la band.

Tuttavia un paragone secco con la situazione di ottant’anni fa è improprio. Secret Society somiglia piuttosto alle orchestre più recenti, e nello stesso tempo «si mostra capace di inserire linguaggi attuali all’interno di un formato orchestrale di forte tradizione».

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