Addio ad Antonio Juliano, storico capitano del Napoli

Si è spento ad 80 anni il leader e capitano del Napoli di Vinicio. Da dirigente recitò un ruolo fondamentale nell’arrivo di Maradona

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È morto a 80 anni Antonio Juliano, storico capitano del Napoli di cui è stato anche dirigente. Da tempo combatteva con alcuni problemi di salute, che ne avevano drasticamente ridotto le apparizioni in pubblico e anche le interviste.

Il club partenopeo lo ha ricordato con un toccante messaggio pubblicato sui propri profili social:"È una delle giornate più brutte della storia del Napoli e dei suoi tifosi. Si è spento Antonio Juliano, che per due decenni è stato “il Napoli”. Per coloro che non lo abbiano conosciuto vale la pena farsi raccontare chi sia stato e cosa abbia rappresentato per la nostra città. Ciao, Totonno!".

La carriera

Classe '43. Centrocampista elegante, regista moderno, è stato un precursore nel suo ruolo. Divenne capitano nel 1966 a soli 23 anni. Con la maglia della squadra della sua città, lo fece esordire Bruno Pesaola a 17 anni in Coppa Italia contro il Mantova il 31 maggio del 1962. Poi in Serie A con l'Inter il 17 febbraio dell'anno dopo. In totale "Totonno", ha disputato 17 stagioni consecutive in azzurro tra il 1961 e il 1978, collezionando 505 presenze e 38 gol, vincendo due Coppe Italia (nel 1962 e nel 1976), una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976). Ha poi chiuso la carriera militando nel Bologna nella stagione 1978-1979.

Nel corso della sua lunga vita da calciatore ha avuto come compagni di squadra Sivori, Altafini, Zoff, Burgnich e Savoldi. Fu più volte tentato dai grandi club del Nord ma alla fine scelse sempre di restare a Napoli, diventandone a tutti gli effetti una bandiera. Lo avrebbe voluto prima il Milan nel 1969 con un'offerta di 800 milioni. Ferlaino è tentato ma temendo una rivolta dei tifosi, l’Ingegnere chiese a Juliano di dichiarare di volere andare lontano, in una squadra più forte. Totonno rifiutò di prestarsi al gioco e la trattativa andò a monte. Negli anni successivi secondo i racconti fu invece Sandro Mazzola, a chiedergli di raggiungerlo all'Inter, con la promessa di un posto in Nazionale, ma ebbe sempre risposta negativa.

Tornato a Napoli da dirigente, Juliano curò personalmente due tra gli acquisti più importanti nella storia del club azzurro: quello del difensore olandese dell'Ajax Rudi Krol nel 1980 e, soprattutto, quello di Diego Armando Maradona nell'estate del 1984. Vantava anche 18 presenze in Nazionale, con la quale si è laureato campione d'Europa nel 1968 e vicecampione ai mondiali di Messico 1970, dove tra l'altro disputò una manciata di minuti nella finale persa 4-1 dagli azzurri contro il Brasile di Pelè, entrando al posto di Bertini.

Lo scudetto sfumato del '75

Veniva da San Giovanni a Teduccio, periferia est - operaia e laboriosa - della città partenopea, di cui ha sempre conservato valori e concretezza. "Un tipo tosto, persona autentica, con un temperamento da condottiero. Giocava un calcio concreto, senza concedere spazio alla teatralità. Un napoletano atipico, lo hanno definito, perché era il contrario dello stereotipo partenopeo" disse di lui Dino Zoff.

Proprio al portiere friulano, amico ed ex compagno di squadra, deve il suo più grande rimpianto della carriera: lo scudetto sfumato dal Napoli di Luis Vinicio nel 1975, di cui lu era leader e capitano. Totonno fu protagonista assoluto ma sfortunato del match decisivo a Torino contro la Juve. Pareggiò il gol del vantaggio bianconero di Causio. Il gran tiro da fuori area, di esterno destro, finì nell’angolino alto della porta difesa da Zoff. Il portierone gli negò il raddoppio: un altro tiro all’incrocio dei pali, ancora da fuori area, che Zoff riuscì a parare con un gran volo. Le speranze azzurre di scudetto si spensero su quella parata.

"Furono i miei anni più belli in maglia azzurra. Vinicio era un grande preparatore e un tecnico all’avanguardia, zona e pressing.

Quel Napoli meravigliò tutti" confidò poi Juliano. Ricordi e mirabilie di una squadra che non riuscì a conquistare il tricolore ma è rimasta sempre nel cuore dei tifosi napoletani, insieme al suo storico capitano.

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