
Non a caso la chiamano lotteria dei rigori. L’ultima spiaggia degli spareggi, da quando fortunatamente è stata eliminata la monetina, è anche il momento probabilmente più democratico del calcio. La sequenza fatale in cui campioni e mediocri si livellano, dove conta più il sangue freddo o la fortuna che la classe. Tanto è vero che la storia è piena di campioni che hanno fallito rigori decisivi per passare il turno. Socrates, Platini, Maradona, Baggio, Baresi, Cristiano Ronaldo, l’elenco è infinito e spietato.
«Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore » , cantava De Gregori, perché un calciatore non si misura negli undici metri che dividono la gloria dal fallimento. Ma è anche vero che proprio in questi frangenti si vede chi ha leadership e chi si nasconde. «Non puoi farli tirare a chi non se la sente», si è giustifiocato Marco Baroni, evocando celeberrime fughe dal dischetto che si sono viste in passato anche in quello stesso stadio, dove ha fatto discutere per anni il gran rifiuto di Falcao nella finale di coppa Campioni della Roma contro il Liverpool, quando poi gli sbagli di eroi generosi come Bruno Conti e Ciccio Graziani costarono la coppa ai giallorossi. Stessa sorte toccata a Tchaouna, Noslin e a un distrutto Castellanos nella roulette contro il Bodoe.
Perché calciare i rigori decisivi per le sorti di un torneo o di una stagione non è da tutti. Nella Juve che perse la Champions con il Milan a Manchester si dice che molti si defilarono alla prova della verità, mentre nell’Italia campione di Berlino, Lippi inchiodò tutti alla loro responsabilità. E fu l’apoteosi di Grosso. Questione anche di coraggio, se si pensa che nella finale di coppa Italia del ’71 tra Torino e Milan, il regolamento costrinse un solo giocatore per squadra a calciare tutti e cinque i rigori, alla faccia della pressione. E Sergio Maddè, ex rossonero passato al Toro, fece meglio del suo maestro Rivera. Così, dietro un’eliminazione come quella subita l’altra sera dalla Lazio, si scatenano polemiche, dietrologie e spifferi di spogliatoio. A partire dalla reazione rabbiosa di Guendouzi, uno dei due (con Dia) a centrare la porta daldischetto, che si è scatenato contro lo staff che ha scelto i rigoristi o li ha lasciati liberi di offrirsi, e probabilmente anche contro chi non li ha calciati («Bisogna tirar fuori gli attributi... »), da Vecino a Romagnoli, come ipotizza il tifo laziale a cui è andata di traverso l’eliminazione contro una squadra modesta come il Bodoe Glimt.
Quello che appare semmai assurdo è dover recriminare sui rigori sbagliati, a conclusione di un confronto che sulla carta non aveva storia.
Quel che è certo, intanto, è che l’Italia, con l’eliminazione della Lazio, ha dato definitivamente addio alle ultime speranze di avere la quinta squadra nella prossima Champions. Con i biancocelesti che rischiano così di pagare doppiamente questo flop.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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