Cento lancia l’allarme: «Rischiamo di cadere sulla Finanziaria»

Attacco a Confindustria: «Basta coi salotti buoni, ora i sacrifici li facciano loro». Sindacati in trincea. Bonanni: pronti a fare muro

Emiliano Farina

da Roma

La sinistra radicale si ricorda del suo vecchio amore per sindacati e proteste di piazza, e mette in guardia il Paese: «Il governo rischia di cadere sotto i colpi della Finanziaria».
A lanciare l’allarme è il sottosegretario al ministero dell’Economia, Paolo Cento. «Se i sindacati dovessero arrivare allo sciopero generale sulla manovra - avverte - credo che questo esecutivo vacillerebbe fortemente perché verrebbe meno la base sociale del consenso che ci ha fatto vincere le elezioni». Secondo il deputato dei Verdi, l’attacco alle pensioni sconfesserebbe il programma dell’Unione sulle politiche sociali. E la soluzione che Cento propone per tirarsi fuori da questa situazione sta tutta nel garantire «un’alternativa a Cernobbio dove ci sono i salotti buoni di una borghesia che non fa mai autocritica». La cittadina sul lago di Como è la sede dei convegni annuali di Confindustria. Ed è proprio all’indirizzo dell’associazione guidata da Luca Cordero di Montezemolo che il sottosegretario rivolge un pesante appunto. «Chiedono sacrifici soltanto agli altri ed è giunto il momento in cui le rinunce comincino ad arrivare proprio da coloro che stanno a Cernobbio».
A rinsaldare le preoccupazioni di Cento, arrivano proprio i sindacati, fortemente contrari ai tagli. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, annuncia che sul fronte delle pensioni «ci sarà un muro unitario altissimo che bloccherà tutte queste iniziative incomprensibili». Bonanni lamenta il fatto che «prima il governo dice di volere discutere e poi preannuncia decisioni autonome. Non capisco - spiega - perché di volta in volta si annuncia alla gente di portare a tot anni le pensioni facendo del terrorismo. Questo gioco al massacro - conclude il leader della Cisl - deve finire». La Cgil-Conoscenza, una delle categorie più forti del sindacato (raggruppa università, scuola, ricerca e arte), annuncia: «Se non si cambia registro lo scontro sarà inevitabile», minaccia il segretario generale Enrico Panini.
Che la Finanziaria stia rischiando di diventare «lacrime e sangue» anche per il governo che la sta portando avanti, lo conferma lo stesso ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. «I sindacati stanno richiamando l’esecutivo e la maggioranza al programma con cui abbiamo vinto le elezioni - sottolinea il ministro di Rifondazione -: hanno ragione e la manovra non si approva contro il loro parere». Quindi attacca la Margherita e i Ds sulla possibilità di una Finanziaria da trenta miliardi in un solo anno. «Stanno sbagliando - rileva Ferrero - perché il fatto di aver varato la manovra a luglio consente al governo di spalmarla e incentrarla sulla lotta all’evasione fiscale piuttosto che sui tagli».
Ed è sempre da Rifondazione, il terzo partito della maggioranza, che arrivano nuovi strali contro la manovra economica. Il capogruppo in Senato, Giovanni Russo Spena, sostiene che è «impensabile che il governo di centrosinistra vari una manovra non concordata e non accettata dai sindacati. Anche se - conclude - siamo ancora nella fase delle ipotesi».
Più minaccioso, Alberto Burgio, dell’area dell’Ernesto del Prc. «Il governo eviti di tirare la corda altrimenti ci sarà un autunno caldo». Marco Rizzo, europarlamentare dei Comunisti italiani commenta così: «Sia la Finanziaria che la riforma del sistema previdenziale - osserva - non possono andare contro i lavoratori e contro il popolo che ha dato fiducia a questo governo».

Angelo Bonelli e Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) concordano sul fatto che la concertazione sia «un obbligo del programma dell’Unione». Il ministro dell’Ambiente è più diplomatico del collega Cento e chiede l’approvazione «di una legge rigorosa contro gli sprechi ma equa e generosa verso l’ambiente e l’innovazione».

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