Ci scrive Marco Taradash E ci accusa di essere «rozzi antiberlusconiani»

Caro direttore,
l'antiberlusconismo è ormai lo standard del giornalismo italiano che va per la maggiore. Non mi stupisce pertanto di ritrovarne un esempio anche sul giornale da lei diretto. Ma che venga raccolto nella sua versione più becera e rozza, questo sì è sorprendente. Nella cronaca pubblicata ieri si attribuisce infatti all'onorevole Paolo Guzzanti un'accusa insultante e diffamatoria, nei confronti dei suoi avversari al congresso liberale, che lo stesso Guzzanti, ora vicesegretario del Pli, in un lungo intervento al congresso domenica mattina, aveva negato di aver mai pronunciato, profondendosi in giustificazioni e argomentazioni sulla qualità scadente del giornalismo italiano (lo stesso virgolettato «ascari di Berlusconi» gli era stato infatti attribuito dal Corriere della Sera). Lo scontro congressuale ha visto infatti contrapposta una maggioranza che vede in Berlusconi il portabandiera di ogni sorta di negatività e considera la politica italiana da lui profondamente inquinata e minacciata, con rischi immanenti di autoritarismo (è stato evocato il fascismo, l'Aventino, l'involuzione autoritaria dello Stato) e chi, come me, ritiene invece necessario dar vita ad una formazione politica liberale che contrasti le minacce, che provengono da ogni settore dello schieramento politico, alle libertà civili, al libero mercato, alla laicità dello Stato. Per fare questo occorre un partito autonomo, indipendente, radicato nel paese, capace di svolgere su questi temi una funzione di costante pressione sulla maggioranza di centrodestra. Un'azione dunque che corrisponda alle speranze e alle aspettative di gran parte dell'elettorato di centrodestra, e di quella crescente quota di cittadini che si rifugiano nell'astensione sentendosi privati delle minime forme di partecipazione democratica alla vita delle istituzioni. Invece di dare voce anche a questa parte, il suo giornale ha dato del congresso una rappresentazione univoca, e si è fatto megafono di quell'andazzo, prevalente sulla stampa, che privilegia quelle posizioni politiche che, come le termiti, sperano di erodere la maggioranza e di ritagliarsi uno spazio qualsiasi attribuendo ogni sorta di nefandezza a Berlusconi. Come termiti, o forse come acari, la cui caratteristica è quella di, una volta schiuse le uova, divorare la madre dall'interno bucandone il guscio. Ma anche all'antiberlusconismo di genere ci dev'essere un freno. Le chiedo pertanto, al di là degli obblighi di legge, di pubblicare questa precisazione e di consentire ai suoi lettori, che spero non tutti avvelenati dall'antiberlusconismo, di avere una rappresentazione più vera e obiettiva della tre giorni del Pli.

Caro Taradash, ha ragione. Lo confesso: sono un viscerale antiberlusconiano. Anzi di più: sono un antiberlusconiano nella sua versione più becera e rozza. Come lei sa, a ogni pagina, questo giornale trasuda di feroce antiberlusconismo, in ogni riga mettiamo in guardia dai rischi dell’autoritarismo, ironizziamo sul re di Arcore con toni che Curzio Maltese ci fa un baffo e Marco Travaglio al confronto è un dilettante. È vero, lo ammetto: siamo i floresdarcais di via Negri, gli andreacamilleri travestiti, la quinta colonna del panchopardismo.

Ma ora che i lettori sono stati informati come si deve del congresso del Pli e prima che io verghi il prossimo feroce attacco al Cavaliere, caro Taradash vorrei chiederle una cortesia: perché non torniamo a darci del tu, magari davanti a un buon bicchiere di vino? Per altro non dobbiamo nemmeno preoccuparci degli effetti dell’alcol: per quanto beviamo non potremmo mai apparire più ubriachi di così.

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