Così Cinzia Leone cerca di curare le nostre ansie consumistiche

Si presenta ammanettata cantando Le mantellate davanti a una scena tappezzata d’annunci del tipo «offresi mezz’ora di pace senza offerte» o «vendesi salotto con ospiti incorporati». È un fiume in piena Cinzia Leone che in Outlet, il suo nuovo spettacolo in scena la teatro dei Satiri fino al 6 aprile, prende di mira la società dei consumi e dell’apparire in un travolgente one woman show di intelligente divertimento. Dall’immagine all’immaginazione, dall’era di Lele Mora a quella dell’elemosina, l’attrice viaggia spedita tra contraddizioni, equivoci e ansie da risparmio. Imprenditori di sexy shop per cani e scatti alla risposta, offerte speciali e prezzi da abbattere, il vangelo secondo Ikea (col pubblico chiamato a testimoniare la propria «fede») e i viaggi last minute, assorbenti col turbo e fidi bancari a quattro zampe, il cantico delle fregature e un water connesso a internet («Per scaricare devo connettermi in rete»), amici («Oggi uno vero lo riconosci al momento della ricarica!»), familiari («Una volta alle 8 li trovavi tutti davanti alla tv, adesso ci stanno dentro come ospiti e concorrenti»), card, allucinazioni e miracoli («Quello vero è trovare un elettricista o un falegname!»). «Qualcuno di voi sa che fine ha fatto la realtà?» chiede agli spettatori a un certo punto del suo spettacolo Cinzia Leone che sfoga la sua rabbia da modernismo con irruenta e salutare partecipazione emotiva. Urla, strepita e s’indigna l’attrice romana che in Outlet («Quando ci esco mi sento più firmata di un referendum») regala sorrisi e riflessioni che invitano alla rivoluzione culturale individuale.

Il brillante bis - il consueto rito liberatorio urlato a squarciagola da chi si sente rodere dentro - è infine la firma artistica di un’attrice popolare e poco conciliante che rifugge il buonismo e attacca la vita a testa bassa.

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