
Tre anni di guerra in Ucraina e un futuro ancora tutto da scrivere. Fra spiragli di pace e tentativi di risoluzione contrassegnanti da delicati giochi di forza, il conflitto scoppiato nel cuore dell'Europa continua a generare effetti su larga scala, non solo geopolitici. In gioco ci sono infatti la stabilità economica e la sicurezza energetica del Vecchio Continente.
Nei giorni scorsi, la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, aveva annunciato l'avvio di azioni che «porteranno a una maggiore sicurezza energetica sia per l'Ucraina sia per l'Unione Europea». Sotto questo punto di vista, il nostro Paese appare più tutelato di altri grazie a un'azione di governo rivelatasi lungimirante. L'Italia, che è arrivata a ricevere dalla Russia circa il 40% del gas consumato, ha infatti ridisegnato le proprie strategie per compensare la riduzione dei volumi di metano provenienti da Mosca. In questo contesto, è stato fondamentale l'operato di Snam per la messa a terra degli interventi. In primo luogo, per quanto riguarda le infrastrutture, è stata gestita un'inversione diametrale nelle direttrici di approvvigionamento del gas, valorizzando e potenziando la flessibilità delle infrastrutture nazionali. Questo è avvenuto sfruttando i corridoi che raggiungono via tubo il Paese attraverso gli accessi meridionali di Mazara del Vallo (Algeria/Transmed), Melendugno (Azerbaijan/Tap) e Gela (Libia/Greenstream).
«In caso di cessate il fuoco e riattivazione di alcuni flussi dalla Russia, appare improbabile tornare alla situazione ex ante. L'Italia e l'Europa hanno messo a punto numerose contromisure per diversificare le fonti e sostituire il gas russo; ad esempio, con l'arrivo del nuovo rigassificatore di Ravenna, che entrerà in funzione ad aprile, il solo Gnl sarà in grado di coprire per intero la quota di gas che arrivava da Mosca nel 2021», ha spiegato al riguardo l'amministratore delegato di Snam, Stefano Venier.
In parallelo si è intervenuti per incrementare la capacità di trasporto lungo l'asse Sud-Nord, principalmente attraverso la realizzazione della cosiddetta Linea Adriatica. Al riguardo, nel corso del 2024 sono partiti i cantieri di tutti i cinque lotti del gasdotto Sestino-Minerbio e della centrale di compressione di Sulmona. Con queste prime realizzazioni, operative dal 2026, la capacità di trasporto lungo la direttrice interessata passerà da 126 milioni di metri cubi al giorno a 131.
Entro il 2027 entreranno poi in esercizio anche i due restanti gasdotti (Sulmona-Foligno e Foligno-Sestino), con un incremento supplementare a 150 milioni di metri cubi al giorno: questo permetterà di centrare l'aumento atteso di 10 miliardi di metri cubi su base annua. Su mandato del governo, Snam ha inoltre acquistato due nuove navi rigassificatrici contese a livello globale, la Italis Lng e la Bw Singapore, per aumentare di complessivi 10 miliardi metri cubi la capacità annua di rigassificazione del Paese e permettere così una diversificazione degli approvvigionamenti maggiore, che solo il gas naturale liquefatto (Gnl) può offrire. Quando ancora a Ravenna, dove nei prossimi giorni arriverà il nuovo rigassificatore, l'Italia disporrà di una capacità di rigassificazione di 28 miliardi di metri cubi l'anno, pari ai volumi che importava dalla Russia prima del conflitto in Ucraina.
La linea italiana ha inoltre dato riscontri sull'aumento dell'export. Nel 2024, in particolare, i lavori di potenziamento della centrale di compressione di Malborghetto hanno incrementato capacità di flusso inverso (reverse flow) dall'Italia all'Austria. Il risultato è che oggi, da quello snodo, esportiamo fino a 9 miliardi di metri cubi di gas l'anno rispetto ai 6 miliardi precedenti. In parallelo, l'Italia dispone di una capacità di export pari a 14,5 miliardi di metri cubi in uscita da Passo Gries. Attingendo a queste due capacità, il nostro Paese può esportare ogni anno fino a 16 miliardi di metri cubi di gas.
Le strategie così adottate, unite a uno stoccaggio che nel 2024 ha raggiunto livelli importanti, hanno contribuito a mitigare l'impatto della volatilità del mercato energetico e a garantire la sicurezza delle forniture per l'Italia e l'Europa anche in un inverno rivelatosi più rigido del previsto.
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