Credenti e laici fianco a fianco per la difesa della Costituzione

Pezzotta: saremo 100mila. Le islamiche: contro i Dico per dire no alla poligamia

da Roma

Da buon sindacalista, Savino Pezzotta con i numeri non si sbilancia: «Puntiamo a centomila partecipanti. Ogni persona in più è grazia di Dio...». È l’unico riferimento al Padreterno che ci si concede nella conferenza stampa congiunta dei rappresentanti dei due appelli che sostengono il Family day: quello delle associazioni cattoliche promotrici dell’evento, e quello per la difesa laica della famiglia. Obbiettivo, spiega il senatore azzurro Gaetano Quagliariello, presidente della fondazione Magna Carta e firmatario del secondo documento, dimostrare che «esistono molte ragioni per difendere laicamente la famiglia».
«Ragioni che risiedono nel futuro della società, perché – afferma il parlamentare di Forza Italia – la famiglia è il prodotto della nostra civiltà, e la sua difesa appartiene a credenti e non credenti». Nessuna contrapposizione tra laici e cattolici, dunque, «una frattura storica che oggi ha perso gran parte del suo senso». Tutto sta nel decidere cosa si intenda per laicità, se l’idea che «la religione sia anche un fatto sociale», o la convinzione che «essere laico significhi opporsi alla religione».
Piazza San Giovanni – assicurano i promotori – sarà popolare e non oppositiva, senza vessilli né bandiere di partito. Anche se, chiarisce il presidente di Magna Carta, «questa manifestazione nasce anche contro i Dico», che Stefania Craxi definisce «un mostro giuridico» in grado di «rialzare steccati che credevamo superati». La deputata azzurra, attaccando «la deriva laicista e la relativizzazione dei valori», spiega di non avere nulla contro le convivenze, per le quali però «manca il presupposto perché sia prevista una tutela da parte dello Stato».
Quanto sia sbagliato ridurre il Family day a un braccio di ferro tra laici e cattolici lo ribadisce Eugenia Roccella, con Pezzotta portavoce dell’evento. «Tentativo fallito», afferma Roccella; «lo dimostra la presenza di numerosi esponenti del mondo laico». Come Souad Sbai (Associazione donne marocchine in Italia), Dounia Ettaib (Associazione donne immigrate in Lombardia) e Saber Mounia (Associazione bambini stranieri non accompagnati), concordi nel sottolineare l’importanza della famiglia per il futuro dell’integrazione e preoccupati, spiega Sbai «che dopo i Dico si possa arrivare al riconoscimento della poligamia». Da musulmano c’è dunque chi sarà in piazza San Giovanni.
«Anch’io, che sono laico e massone, ci sarò», dice il senatore di Forza Italia Paolo Amato. Quanto all’accusa di «ingerenze clericali», Pezzotta ci scherza su («non porto né la mitria né il piviale»), per poi sintetizzare in «quattro sì» lo spirito della manifestazione: «Sì alla centralità della famiglia come la Costituzione la definisce, sì a una legge organica, sì a un fisco amico e a un sistema tariffario favorevole, sì al riconoscimento dei bisogni delle convivenze (bisogni, non diritti) attraverso il diritto comune».
Una giornalista dell’Unità domanda dei costi del Family day. «È un retropensiero – risponde Pezzotta -. Chieda a qualche sindacato a lei vicino quanto costano queste manifestazioni...

Il viaggio è a carico dei partecipanti e abbiamo aperto una sottoscrizione». «Ci sono 70 associazioni che finanziano l’iniziativa – aggiunge Roccella -. Niente otto per mille, dunque, qualcuno potrebbe pensare...». E chi vuole intendere, intenda.

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