
"Facevano tutto Gallo e Calamucci": per la prima volta parla Enrico Pazzali, presidente della Fiera di Milano e azionista di controllo di Equalize, la ditta milanese specializzata in dossier, hackeraggi e intercettazioni abusive. Pazzali mette nero su bianco la sua verità in un memoriale depositato oggi al tribunale del Riesame di Milano, chiamato a decidere sulla richiesta della Procura di mettere il manager agli arresti domiciliari. E' la richiesta che i pm avevano avanzato nell'autunno scorso e che fu respinta dal giudice delle indagini preliminari: che dispose gli arresti domiciliari solo per Carmine Gallo e Samuele Calamucci, i due operativi di Equalize.
Ora Pazzali rischia di nuovo l'arresto, chiesto nuovamente dai pm Francesco De Tommasi e Antonello Ardituro. Per scongiurare questa prospettiva, fornisce ai giudici una versione dei fatti molto diversa da quella descritta nei loro interrogatori dai due coindagati. Dice di non sapere nulla degli accessi abusivi allo Sdi, la banca dati delle forze di polizia, che erano uno dei valori aggiunti ai report forniti da Equalize ai clienti: "Dalle conversazioni intercettate -scrive il suo legale Federico Cecconi - emerge come Pazzali non solo non fosse assolutamente a conoscenza dello Sdi ma anche come Gallo, con la complicità di Calamucci, lo estromettesse da ogni attività, percependo financo le richieste di aggiornamenti di Pazzali quasi come una indebita ingerenza". Pazzali nega di avere avuto un qualunque ruolo concreto nelle attività di Equalize, e sostiene che questo viene confermato anche dalle deposizioni rese nei mesi scorsi da alcuni indagati minori: che "confermano la totale assenza in capo a Pazzali di qualsivoglia ruolo direttivo ed operativo: tutti segnalano di non aver quasi mai avuto a che fare con Pazzali e di averlo visto ben poche volte". Nella memoria vengono definite infondate le affermazioni di Gallo e Calamucci sui fantasiosi contatti intervenuti tra il Dr. Pazzali e apparati di sicurezza». E soprattutto Pazzali nega di avere commissionato ai suoi dipendenti dossier su politici in vista, ovverosia su Renzi, Santanchè e Salvini», nè tantomeno su Ignazio La Russa e sui suoi familiari.
È una versione assai lontana da quella fornita da Gallo, prima che l'ex poliziotto venisse stroncato da un infarto nella casa dove si trovava agli arresti domiciliari, e da Calamucci, e che viene fatta propria dagli inquirenti, tanto che ieri hanno "premiato" la collaborazione di Calamucci ritirando la richiesta di spostamento dagli arresti domiciliari al carcere.
Nella relazione dei carabinieri depositata nei giorni scorsi dalla Procura a sostegno della richiesta di arresto per Pazzali quest'ultimo veniva indicato non solo come il committente di buona parte dei dossier illegali ma anche il gestore di contatti con fonti istituzionali in grado di condizionare l'inchiesta. Saranno ora i giudici del tribunale del Riesame a stabilire quale delle due versioni risulti più convincente.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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