Non solo il vescovo Strickland: tutti gli uomini "epurati" da papa Francesco

Joseph E. Strickland, il vescovo destituito dalla diocesi di Tyler, è solo l'ultimo nella lista di prelati critici caduti in disgrazia in questi undici anni

Non solo il vescovo Strickland: tutti gli uomini "epurati" da papa Francesco

Joseph E. Strickland, il vescovo statunitense privato del suo incarico di titolare della diocesi di Tyler, è solo l'ultimo nome di una lunga lista di prelati per i quali Francesco non ha fatto valere il proverbiale promoveatur ut amoveatur, preferendo metterli da parte senza troppi complimenti. Tutti hanno in comune il disagio vissuto nel corso dell'attuale pontificato o magari un'inimicizia risalente addirittura a prima del 13 marzo 2013.

L'avversario argentino

Monsignor Héctor Aguer, arcivescovo di La Plata, non deve aver fatto i salti di gioia quando ha visto il suo connazionale Jorge Mario Bergoglio affacciarsi per la prima volta dalla loggia centrale della basilica di san Pietro, vestito di bianco. I due, infatti, si conobbero prima da ausiliari di Buenos Aires, poi rispettivamente come titolari delle due più importanti diocesi argentine. Di sensibilità opposta, Aguer fu il grande avversario di Bergoglio all'interno della conferenza episcopale argentina. Nel 2018, sette giorni dopo aver spento la 75esima candelina ed aver quindi raggiunto l'età canonica per rassegnare le dimissioni da arcivescovo, Aguer è stato congedato bruscamente, con la nomina di monsignor Alberto German Bochatey come amministratore apostolico e la richiesta di lasciare immediatamente la residenza. Senza incarico e senza casa, Aguer trovò ospitalità dal vescovo greco-melchita del posto rimasto scosso dalla notizia.

La rimozione dell'uomo Opus Dei

Uno dei precedenti analoghi a quello di Strickland risale al 2014 e coinvolse il vescovo paraguaiano Rogelio Ricardo Livieres Plano, privato della sua diocesi mentre si trovava a Roma. Anche in quel caso, l'avvicendamento alla diocesi di Ciudad del Este con nomina di un amministratore apostolico avvenne al termine di una visita apostolica e fu motivato da "serie ragioni pastorali" in nome del "bene maggiore dell’unità della Chiesa" locale. Monsignor Livieres Plano, membro dell'Opus Dei e vescovo controcorrente rispetto alla maggioranza dell'episcopato paraguaiano che poco lo sopportava anche per il favore di cui godeva con Giovanni Paolo II, sollecitato a dimettersi, rifiutò quest'opzione, cercò inutilmente un'udienza con Francesco poi bollò quella decisione come "infondata e arbitraria e della quale il Papa dovrà render conto a Dio più che a me".

Un altro "sollevamento"

Nel bollettino ordinario della Sala Stampa della Santa Sede del 9 marzo 2022 fece capolino la notizia del "sollevamento" del vescovo di Arecibo con conseguente nomina di un amministratore apostolico. Monsignor Daniel Fernández Torres, a soli 57 anni, è stato mandato in pensione. Dalla comunicazione ufficiale non è stata fornita alcuna motivazione. Il prelato, nato a Chicago e ordinato vescovo a soli 43 anni da Benedetto XVI, aveva ricevuto l'invito del Papa a dimettersi, rifiutandolo. A seguire la notizia del "sollevamento". D'orientamento conservatore, Fernández Torres si è distinto per le critiche alle politiche favorevoli al gender.

Aupetit e l'altare dell'ipocrisia

Nel 2014 fu Francesco, a sorpresa, a nominare arcivescovo di Parigi monsignor Michel Aupetit, ex medico e brillante esperto di bioetica di orientamento conservatore. Nonostante il prestigio dell'arcidiocesi, il nome dell'arcivescovo francese non finì mai nelle liste dei concistori. Nel novembre 2021 il settimanale Le Point accusò Aupetit di aver avuto una relazione con una donna nel 2012. Accusa respinta dal diretto interessato. Ma pochi giorni dopo, la Santa Sede comunicò che le dimissioni di Aupetit erano state accettate dal Papa. Il motivo fu spiegato dallo stesso Francesco nel volo di ritorno dal viaggio in Grecia: disse di aver accettato la rinuncia "non sull'altare della verità, ma sull'altare dell'ipocrisia". Poi, ai giornalisti sull'aereo, il Pontefice svelò dettagli fino ad allora sconosciuti della vicenda parlando di "una sua mancanza contro il sesto comandamento, ma non totale. Le piccole carezze, i massaggi che faceva alla segretaria". In realtà, Aupetit chiarì successivamente che c'era un equivoco nelle parole di Bergoglio perchè la segretaria, sposata e con figli, non era la protagonista dell'accusa ma aveva soltanto letto la mail incriminata finita nelle mani di Le Point. La magistratura francese, in ogni caso, ha chiuso il fascicolo su Aupetit concludendo che non c'è stato alcun reato. Il vescovo, a 72 anni, resta senza incarico.

I curiali

L'inizio del pontificato di Francesco determinò la caduta in disgrazia per alcuni prelati che aveva ricoperto ruoli di grande responsabilità nel precedente pontificato. Nel 2014 il cardinale Raymond Leo Burke, fino ad allora prefetto del supremo tribunale della segnatura apostolica, fu nominato patrono del Sovrano Ordine di Malta a soli 66 anni, incarico generalmente attribuito a porporati in età più avanzata. Dallo scorso giugno il porporato statunitense, uno degli uomini più rappresentativi dello schieramento critico con la linea dell'attuale pontificato, ha cessato anche questo incarico che in realtà non svolgeva più de facto dal 2017, quando il Papa nominò l'allora monsignor Giovanni Angelo Becciu come suoi delegato speciale. Quest'ultimo, potentissimo sostituto della Segreteria di Stato, creato cardinale e poi nominato prefetto della congregazione della causa dei santi, è un altro dei grandi "epurati" di questo pontificato. Il 24 settembre del 2020, dopo una durissima udienza in cui il Papa disse al porporato sardo di non avere più fiducia in lui perché l'ufficio del promotore di giustizia lo aveva messo al corrente di possibili atti di peculato da lui commessi, Becciu perse il posto da prefetto e anche i diritti connessi al cardinalato. Tuttora, il suo nome resta fuori dalla lista dei cardinali che parteciperanno ad un eventuale Conclave pur avendo meno di 80 anni ed è imputato in un processo penale in Vaticano.

Un altro "epurato" eccellente è il cardinale Gerhard Ludwig Müller, voluto da Benedetto XVI alla guida della congregazione per la dottrina della fede e non riconfermato a soli 69

anni, dopo cinque anni di mandato, da Francesco. Tra i due non mancarono scontri nei primi anni di pontificato in cui si trovarono a collaborare fianco a fianco. Da sei anni Müller è in attesa di ricevere un nuovo incarico.

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