Nuove accuse per Genovese, si aggrava la sua posizione

All'imprenditore sono stati contestati i reati di intralcio alla giustizia in concorso e detenzione di materiale pedopornografico

L'imprenditore Alberto Genovese
L'imprenditore Alberto Genovese

Si aggrava ulteriormente la posizione di Alberto Genovese. All'imprenditore, già condannato a otto anni e quattro mesi per due episodi di stupro (uno nell'ottobre 2020 ai danni di una 18enne e uno durante una vacanza a Ibiza nel luglio dello stesso anno ai danni di una 23enne) sono stati infatti contestati i reati di intralcio alla giustizia e di detenzione di materiale pedopornografico. Come riferito da Repubblica, infatti, il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella e i pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini hanno notificato al 52enne un nuovo avviso di conclusione indagini.

Il contenuto del pc

A seguito delle indagini condotte dalla squadra mobile di Milano sotto la direzione di Marco Calì, nel pc di Genovese è stato rinvenuto del "materiale pornografico realizzato utilizzando minori di anni 18". All'interno del file di archivio chiamato "La Bibbia 3.0", infatti, gli inquirenti hanno individuato "numerosissime fotografie e video di soggetti minorenni privi di vestiti o in atteggiamenti sessuali espliciti", nonché "undici file con soggetti prepuberali nudi", ripresi anche "mentre compiono atti sessuali". Immagini e filmati si contraddistinguono per "acronimi tipici delle parole chiave di ricerca esplicitamente pedopornografiche, quali lolita, babyshi, lolifuck". Nel titolo, inoltre, anche la esplicita menzione di "8 yo e 10 yo, che indicano l'età anagrafica di almeno uno dei soggetti protagonisti del video".

Gli altri indagati

Iscritti nel registro degli indagati anche la ex dell'imprenditore Sarah Borruso, per il coinvolgimento negli episodi di stupro di febbraio e maggio 2020, e il braccio destro del 52enne Daniele Leali, accusato, in concorso con Genovese, di intralcio alla giustizia per il tentativo di persuadere la ragazza abusata nel suo attico di lusso a modificare il contenuto della propria testimonianza. In cambio di 8mila euro e di viaggi all'estero, la giovane vittima si sarebbe dovuta dichiarare "consenziente ad alcune pratiche sessuali violente". "Se avesse voluto accanirsi contro Genovese", l'aveva minacciata Leali, "questi, che era persona potente, si sarebbe a sua volta accanito contro di lei".

Il braccio destro di Genovese, difeso dall'avvocato Sabino Di Sibio, è anche indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo aver acquistato la droga col denaro di Genovese, la "distribuiva personalmente all'interno di vassoi, occupandosi personalmente di riempirli più volte nel corso delle feste, disponendo anche autonomamente della fornitura di stupefacente presente nelle abitazioni, compresa la sostanza conservata all'interno della cassaforte dell'abitazione di Genovese".

Tentata violenza di gruppo

A parte i casi di stupro compiuti nei confronti di un ragazza, parte offesa nel primo filone di indagine, a Genovese è contestato anche il reato di tentata violenza sessuale di gruppo in concorso con la ex compagna Sara Borruso per quanto accaduto la notte del 25 febbraio 2020.

Durante una festa nel suo attico di lusso a Milano, Genovese avrebbe offerto droga alla giovane fino a "scemarne le facoltà". Il 52enne e la ex sarebbero finiti con la ragazza in camera da letto "con il pretesto di mostrare un abito", e "mentre si trovava in stato di semi incoscienza", la ragazza "si ritrovava nuda nel letto" con i due, "senza avere contezza di come le fossero stati tolti i vestiti, compresa la biancheria intima".

Nel momento in cui tentava di uscire dalla stanza, "accorgendosi che la porta della camera era chiusa, riceveva

da Genovese altra sostanza stupefacente". L'uomo aveva fatto di tutto per "trattenerla con la forza all'interno e 'fare festa' fino a quando, vista la reazione della ragazza, le consentiva di uscire".

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