Acutis, una lezione per tutti gli atei

È uno straordinario evento l'emozione suscitata nel Paese da Carlo Acutis, il quindicenne scomparso di leucemia nel 2006 e beatificato ad Assisi

Acutis, una lezione per tutti gli atei

È uno straordinario evento l'emozione suscitata nel Paese da Carlo Acutis, il quindicenne scomparso di leucemia nel 2006 e beatificato ad Assisi. Certamente hanno contribuito a colpirci anche le immagini del suo corpo, in condizioni perfette, uno dei segni della santità, e qualcosa di effettivamente miracoloso. È evidente che i primi ad essere commossi sono i credenti, ma l'esempio di Carlo Acutis deve interrogare anche i laici, i dubbiosi, i non credenti, gli atei. Guai ad ironizzare sulla incredulità e sulla «superstizione», con toni ed argomenti che ricordano i medici positivisti derisi già nell'Ottocento da Flaubert. Credo siano due le ragioni per le quali tutti dobbiamo ben riflettere su questa vicenda. La prima è che, nella nostra società, il sacro non è scomparso, come andava dicendo per molto tempo la sociologia della «secolarizzazione». Le nostre società, apparentemente senza Dio, coltivano il bisogno di sacro e di trascendente, anzi lo perseguono in maniera tanto più intensa quanto più il sacro sembra sparito dalla scena pubblica. Come scrive il sociologo tedesco, assai ascoltato da Benedetto XVI, Hans Joas, nel suo libro uscito in Germania nel 2017, Die Macht des Heiligen (Il potere del sacro), l'uomo occidentale non è disincantato e il sacro, nella sua forma religiosa, occupa ancora un ruolo importante nel fornire senso alla sua azione. I dati, pure non confortanti, sulla frequenza alle funzioni religiose o sulle vocazioni, non devono tuttavia fare credere, come vorrebbe certo pensiero progressista, che la religione cristiana sia sparita dal mondo: anzi, conclude Joas, sulla scorta delle intuizioni di Benedetto XVI, proprio il possibile stato di minorità in cui si sono venuti a trovare i cristiani potrebbe essere occasione per una rinascita. E il caso di Carlo Acutis rappresenta proprio la bellezza del cristianesimo, per dirla con Chateaubriand, la materialità e la corporalità del cattolicesimo: quella corporeità di cui di nuovo un certo pensiero progressista vorrebbe privarci in nome del virtuale e del digitale. Pensando a Carlo Acutis, tutti, laici e non credenti compresi, riscoprono la dimensione della religione, che è appunto quella di tenere assieme. La seconda considerazione riguarda il momento in cui è avvenuta la beatificazione, durante la pandemia. A me pare evidente che il Covid rappresenti una bancarotta della scienza: nonostante essa si presenti come la dominatrice ideologica del nostro tempo, con il correlato della tecnica, per il momento ha fornito assai poche risposte per la cura, tanto che i governi sono costretti agli stessi metodi che nell'antichità e nel medioevo venivano utilizzati per la gestione delle epidemie; chiudere le persone in casa ed impedire loro di incontrarsi.

Di fronte alla bancarotta, o almeno alla forte perdita di autorevolezza della scienza, la religione torna ad occupare un posto centrale nel fornire risposte alle domande ultime. E il «miracolo» di Carlo Acutis ne è un esempio.

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