Milano, i gretini in piazza contro il Black Friday

Nella giornata di oggi il Black Friday e il Block Friday si scontrano. In Italia cortei in diverse città. A livello globale circa 2,500 quelle coinvolte

Milano, i gretini in piazza contro il Black Friday

Questo venerdì, 29 novembre 2019, verrà ricordato come il giorno in cui il Black Friday e il Block Friday si incontrano. O meglio, si scontrano. Già, perché alcuni decideranno di iniziare proprio oggi la corsa ai regali di Natale, per aggiudicarsi lo sconto migliore. Oggi infatti in tutto il mondo si celebra il Black Friday, la giornata degli sconti su vari prodotti, dall’abbigliamento ai viaggi, senza praticamente escludere nessuna categoria.

La manifestazione tocca 2,500 città

Allo stesso tempo però è anche il giorno delle manifestazioni per il clima e, proprio per l’occasione, del Block Friday, contro il consumismo. L’idea sarebbe quella di evitare per una giornata intera di fare acquisti e chiedersi se realmente ciò che stiamo per comprare ci serva davvero. E così vari cortei stanno in queste ore attraversando le strade cittadine di Bologna, Torino, Milano, Roma, solo per dirne alcune. Basti pensare che in tutto il mondo oggi saranno circa 2,500 le città interessate. La giornata dello shopping compulsivo è quindi a rischio? Si saprà solo nei prossimi giorni come è realmente andata. Anche perché le offerte sono sia nei negozi che sul web.

A Milano Amazon finisce nel mirino

Come hanno scritto i ragazzi “Nella giornata dei consumi inutili vogliamo manifestare per rivendicare un mondo fondato sull’economia circolare, sulla crescita del benessere piuttosto che sull’aumento inutile delle merci e dei rifiuti prodotti. Questo sistema governato dal principio del profitto privato deve essere superato: prima la tutela dell’ambiente e del nostro futuro”. Molti manifestanti si aggirano oggi per le vie con pacchi simbolo degli e-commerce. Sotto la Madonnina i ragazzi dei Fridays for Future sfilano uno accanto all’altro con in mano delle scatole di Amazon, per manifestare il loro disappunto allo shopping compulsivo. Oltre a diversi striscioni contro l'azienda di commercio statunitense. I finti scatoloni sono portati su due risciò e scaricati davanti al punto vendita aperto in pieno centro, in piazza San Babila, chiedendo che la multinazionale paghi le tasse e rispetti i propri lavoratori.

Nella mira dei giovani attivisti vi sono anche le aziende di abbigliamento. Queste sarebbero infatti considerate più deleterie degli aerei, che inquinerebbero di meno.

Il settore della moda sarebbe responsabile del 10% dei gas serra esistenti nell’atmosfera. Nel mondo ogni anno vengono prodotti circa 100 miliardi di capi di abbigliamento, bersaglio interessante per i giovani che vogliono urlare contro il delirio consumistico.

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