Ergastolo per il "dottor morte": fece iniezione letale a 12 persone

Condannato all'ergastolo Leonardo Cazzaniga, viceprimario dell'ospedale di Saronno. Era accusato di 12 omicidi in corsia e dell'omicidio di tre parenti dell'amante

Ergastolo per il "dottor morte": fece iniezione letale a 12 persone

È finalmente conclusa l’attesa durata anni: è stato condannato all'ergastolo Leonardo Cazzaniga il medico del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno accusato per 12 morti sospette avvenute nell’ospedale saronnese e di altri tre omicidi imputatigli in concorso con l’ex amante, Laura Taroni, infermiera presso il medesimo nosocomio e già condannata a trent’anni. La richiesta dell’accusa era stata di ergastolo per 11 dei 12 casi di morte mentre la difesa aveva sostenuto che il famoso “protocollo Cazzaniga” non è mai esistito rimandando a una sorta di pettegolezzo di corsia. Un protocollo che era stato utilizzato di volta in volta come argomento contro ma anche a favore del medico, quasi si trattasse di uno speciale percorso di aiuto e sostegno alla sofferenza. La linea difensiva non ha però retto nel tempo sebbene Cazzaniga anche stamattina abbia sostenuto di aver sempre agito "per alleviare la sofferenza dei suoi pazienti".

Ma la sentenza ha condannato l’ex aiuto primario del pronto soccorso saronnese non solo per undici dei dodici omicidi di pazienti di cui era stato accusato ma anche per per quelli di tre familiari di Laura Taroni, amante e infermiera del suo stesso reparto. I due avrebbero agito insieme con dosi speciali di farmaci per uccidere il marito, la madre e il suocero di lei. Cazzaniga è infatti stato giudicato colpevole anche di lesioni nei confronti del marito di Laura Taroni, Massimo Guerra. E' stato invece assolto per la morte di Antonino Isgrò, la tredicesima vittima per la quale la perizia voluta dalla Corte non aveva evidenziato nessi fra somministrazione dei farmaci e decesso.

Ricordiamo che tutto era iniziato nel giugno 2014 quando un’infermiera si era rivolta ai militari saronnesi in seguito a minacce di Cazzaniga nei suoi confronti: in quel frangente aveva parlato anche di morti sospette. Nel 2013 era di fatto già stata costituita una commissione ospedaliera interna per valutare alcuni casi del medico e in quell’ambito era stata presentata denuncia per somministrazione sospetta di farmaci al marito della donna. Cazzaniga era poi stato arrestato nel 2016 dai carabinieri della Compagnia di Saronno nell’ambito dell’operazione “angeli e demoni” avviatasi sotto la guida del maggiore Giuseppe Regina, dopo lunghe e delicate indagini. Inizialmente la procura aveva escluso il movente di un’ideologia favorevole all’eutanasia.

La vicenda ha scosso profondamente il cuore della cittadina un tempo famosa per gli amaretti e ora nota al mondo per questa strana sorta di serial killer che agiva insospettato nel luogo deputato ad alleviare dolore e sofferenza.

Stamattina cazzaniga ha letto in aula una lunga dichiarazione di 15 pagine in stampatello: "Pur nella acuta consapevolezza d'essere imputato di 14 omicidi volontari, quindi un "demonio", un "killer spietato" - aveva spiegato Cazzaniga - sostengo di non aver mai agito come Lady Macbeth suggerì al consorte". La dichiarazione conteneva anche un ringraziamento agli agenti della polizia penitenziaria di Busto e un pensiero agli anziani genitori, presso i quali aveva trascorso il periodo agli arresti domiciliari, da pochi giorni revocato.

Angelo o demone? Forse entrambi come nei più terrorizzanti film horror. Raggelante anche il suo ultimo commento: "Non ho nulla da dichiarare", ha detto Leonardo Cazzaniga dopo la lettura del verdetto di condanna al carcere a vita.

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