Così le compagnie aeree restringono lo spazio tra i sedili

Un'associazione di consumatori americana denuncia che “le compagnie aeree stanno riducendo in modo aggressivo lo spazio per le gambe, con evidenti rischi per la sicurezza"

Così le compagnie aeree restringono lo spazio tra i sedili

“Le compagnie aeree stanno riducendo in modo aggressivo lo spazio per le gambe, con evidenti rischi per la sicurezza in caso di evacuazione d’emergenza e per la salute dei passeggeri, senza contare la mancanza di comfort e l’aumento dei conflitti in cabina”. A lanciare l’allarme è Paul Hudson, presidente della Flyers Rights, un’associazione della Florida che si batte per i diritti dei viaggiatori e che è riuscito ad ottenere da un tribunale americano che la Federal Aviation Administration, l’ente più importante in fatto di sicurezza dei voli, riveda i suoi paramenti relativi alla distanza tra un sedile e l’altro.

Tale distanza crea spesso liti tra i passeggeri anche a causa di un dispositivo che impedisce allo schienale di fronte di essere abbassato. Il «Knee defender» (difensore delle ginocchia) costa solo 21 dollari ed è diventato popolare, ma alcuni aerei sono stati costretti ad atterraggi di emergenza per gli scontri nati tra i passeggeri che cercavano il proprio miglior comfort. Le compagnie aree, come Ryanair, cercano di rimediare bloccando la possibilità di abbassare lo schienale ma questo non riduce comunque il senso di claustrofobia che provano i passeggeri. Stando ai dati divulgati dalla Flyers Rights, la larghezza media dei sedili era di 47 centimetri 10 anni fa e adesso si è ridotta a 43. La distanza tra uno schienale e l’altro ha toccato il record minimo con i 71 centimetri della compagnia low cost Spirit Airlines, mentre la United Airlines progetta di aggiungere un nuovo posto per ogni fila così da stipare a bordo altri cento passeggeri.

American Airlines voleva ridurre a 74 centimetri lo spazio tra un sedile e l’altro nelle ultime file dei Boeing 737 per avere davanti sedili più spaziosi da vendere a prezzo più caro, ma è stata fermata dalle proteste. La Faa, ricorda La Stampa che riporta la notizia, è chiamata a pronunciarsi entro il 26 febbraio 2018 e la sua decisione potrebbe ridare ossigeno ai passeggeri.

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