Piccolo elogio della libertà contro la barbarie del terrorismo

Dalla fatwa a Rushdie al massacro nella redazione di "Charlie Hebdo": ecco perché l'offensiva del fondamentalismo islamico è destinata a fallire

Piccolo elogio della libertà contro la barbarie del terrorismo

La storia dell'uomo è la storia di un movimento continuo e tumultuoso verso sempre più libertà. Ne sa qualcosa l'uomo occidentale, quello che ha sviluppato di più il principio dell'individualità di ciascun essere, ognuno con le sue aspirazioni, i suoi desideri, la sua ricerca della felicità. Ne sappiamo qualcosa noi, nati nell'immediato dopoguerra, che abbiamo vissuto nell'epoca dove la libertà ha aperto nuovi sconfinati orizzonti in tutti i campi, compreso quello dei costumi e del sesso.Il cammino era stato difficile e tormentato. Nel 1670, nella civilissima e ricchissima Olanda, Baruch Spinoza scriveva nel Tractatus theologico-politicus che «in una libera comunità dovrebbe essere lecito ad ognuno pensare quello che vuole e dire ciò che pensa»: e subiva subito la condanna della chiesa protestante e di quella cattolica. Le chiese per secoli e i totalitarismi nel Novecento sono stati i nemici principali della libertà di espressione. Oggi questa libertà è negata nelle società islamiche, che non hanno ancora conosciuto una rivoluzione laicista. Esprimere posizioni contrarie alla religione viene considerato un reato punibile con la morte come lo era in Europa nel Medioevo. Sino alla fatwa contro Salman Rushdie. Sino alla violenza sanguinaria dell'attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo compiuta a Parigi da terroristi intenzionati a vendicare il profeta Mohammed ma pronti a colpire senza pietà, oltre ai redattori «blasfemi», anche loro correligionari. Giulio Meotti nel pamphlet Hanno ucciso Charlie Hebdo. Il terrorismo e la resa dell'Occidente: la libertà di espressione è finita (Lindau, pagg. 162, euro 16) ricostruisce la «guerra dei trent'anni» sulla libertà di espressione e l'islam, da I versi satanici di Rushdie all'affaire delle vignette in Danimarca fino, appunto, al massacro parigino della rivista satirica Charlie Hebdo. Una guerra che ha lasciato sul campo vignettisti, giornalisti, scrittori, artisti, traduttori, sceneggiatori...Personalmente, non mi sono mai sognato di dire: Je suis Charlie. Riesco a malapena a essere me stesso. E nel profondo di me stesso l'irrisione a tutti i costi, l'insultare le credenze altrui non mi piace. Ma la libertà di espressione, anche di ciò che non si condivide, resta da difendere con tutte le forze possibili. È uno di quei valori non negoziabili. Ai quali non si possono applicare dei «se» e dei «ma». Le società islamiche dovranno fare i conti con questa idea della libertà, come dovranno fare i conti con la necessità della libertà della donna. Illustri intellettuali arabi come Adonis lo stanno sostenendo con vigore. Io ho parlato della libertà femminile in una tavola rotonda al Salone del Libro di Casablanca, davanti a un pubblico foltissimo dove in prima fila spiccavano giovani barbuti ed esagitati sempre di più man mano che andavo avanti nel mio discorso. Alla fine ho ricevuto attacchi e domande risentite, ma anche qualche stretta di mano. Pensare liberamente, esprimere liberamente il proprio pensiero: quello che ho scelto come mia linea di condotta, da libero scrittore, sempre.Conosciamo tutto degli inferni nazisti e sovietici, dove la libertà di espressione venne calpestata nel modo più spaventoso. Il nazismo arrivò a parlare di «arte degenerata» per bollare le forme di ricerca artistica più libera, arrivò all'orrore del rogo dei libri, che preparò orrori ancora più grandi. L'Unione Sovietica teorizzò il «realismo socialista», e considerò teppisti e ribelli, degni di essere deportati in Siberia, gli scrittori che non vi aderivano. La Cina comunista ha costretto all'esilio i suoi autori migliori, come il Nobel Gao Xingjian. Le democrazie occidentali, nel Novecento, non hanno conosciuto persecuzione e roghi, non hanno costretto nessun artista al silenzio. Si sono limitate alla censura. E la censura ha colpito sempre nel campo delle tematiche sessuali. Due giganti come D.H. Lawrence, l'autore di L'amante di Lady Chatterley, ed Henry Miller, l'autore del Tropico del Cancro, subirono censure a non finire, e qualcosa di più odioso ancora: la liquidazione, presso i conformisti e i cretini, come pornografi. Oggi i loro libri sembrano casti alla nostra generazione, nessuno proverebbe più a processarli, almeno in Europa e in America.Ma viviamo nella globalizzazione, e sappiamo di essere circondati da culture che non hanno ancora fatto un percorso eguale al nostro. Davanti a queste culture, credo che l'Occidente dovrà essere risoluto nella difesa dei suoi principî cardine: i diritti umani, i diritti dell'anima, la libertà, la ricerca della felicità. Deve mostrare di crederci davvero: fronteggiare gli altri con la forza della propria tradizione e dei propri valori.

La libertà: che cosa c'è di meglio? Non si può barattare con niente, neppure con la sicurezza o la giustizia: lei viene prima. È una condizione dello spirito: possono calpestarla, ma risorge, è il fine ultimo dell'avventura dell'uomo sulla Terra.Giuseppe Conte

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica