I giornalisti de Il Fatto Quotidiano "in rivolta" contro Marco Travaglio. Già, tirerebbe aria di maretta al quotidiano, i cui giornalisti avrebbero rinfacciato al direttore di aver perso terzietà – lui e il giornale stesso - ammorbidendosi (fin) troppo nei confronti del Movimento 5 Stelle.
A svelare il retroscena Il Foglio, che racconta come i redattori avrebbero consegnato all'amministrazione e a Travaglio un documento sindacale in cui si critica la linea editoriale pro M5s.
Insomma, ammutinamento. E mercoledì 22 maggio si sarebbe tenuta una concitata assemblea di redazione in cui, oltre a pianificare il timone per giornale dell'indomani, il direttore Travaglio ha replicato a muso duro: "Leggendo da un foglietto, e senza guardare nessuno negli occhi – manco fosse lì ad affrontare Silvio Berlusconi nello studio di Santoro – ha pronunciato all’incirca queste parole: 'In trentacinque anni di professione nessuno mi aveva mai detto che sono un tifoso'. Pertanto il direttore ha ribadito, di fronte a chi aveva osato metterla in dubbio, la sua proverbiale e ben riconosciuta terzietà", riporta appunto il quotidiano di Cerasa.
Infine, Travaglio avrebbe anche annunciato ai propri giornalisti che da quel giorno in poi non si sarebbe più
interfacciato con loro e con l'intera redazione, bensì solo con i sui quattro vicedirettori, Stefano Feltri, Marco Lillo, Salvatore Cannavò e Maddelena Oliva. Insomma, un uno contro tutti, o quasi: al Fatto sarebbe guerra aperta.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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