Fermo, il mistero del Dna sul paletto: così il pm vuole incastrare l'ultrà

Il rapporto del Ris sul cartello stradale al centro dela vicenda di Fermo riaprono i giochi sul processo a carico di Mancini per la morte di Emmanuel

Fermo, il mistero del Dna sul paletto: così il pm vuole incastrare l'ultrà

Le indiscrezioni, come sempre, vanno trattate coi guanti bianchi. Soprattuto nel nell'inchiesta di Fermo sulla morte il 5 luglio scorso di Emmanuel, il nigeriano colpito da un pugno da Amedeo Mancini. L'ultima notizia riguarda il paletto stradale finito al centro delle polemiche: il test del Dna realizzato dal Ris non avrebbe riscontrato la presenza di tracce biologiche di Emmanuel Chidi Nnamdi.

Il mistero del Dna sul paletto

Come noto, intorno al cartello stradale ruotano due narrazioni opposte della vicenda. Quella dell'accusa, sostenuta in un primo momento dalle dichiarazione della vedova della vittima, secondo cui Amendeo Mancini avrebbe usato il paletto contro il nigeriano. E quella della difesa, confermata da 3 testimoni oculari tutti convinti che sia stato invece Emmanuel a scagliarlo addosso all'ultrà.

Bene. Il rapporto del Ris è stato consegnato nei giorni scorsi alla procura di Fermo che sta indagando sul caso. Non ci sono tracce né biologiche né di altra natura (frammenti di vestiti, ad esempio) che possano essere riconducibili ad Emmanuel. Ci sono, invece, risultanze per quanto riguarda Mancini, agli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio preterintezionale. Sue tracce sono state rilevate sia sul manico che in altre zone del paletto.

Chi ha scagliato il cartello stradale?

Cosa significa, questo? Non è ancora chiaro. Secondo l'accusa vuol dire che Emmanuel quel cartello non lo ha preso per lanciarlo a Mancini (quindi non lo ha aggredito). Il Corriere, entusiasta, si affretta a dire che si tratta di una "smentita" scientifica alle deposizioni dei sette testimoni, tutte invece concordi nel dire che furono Emmanuel e la moglie ad aggredire per primi l'ultrà. Ma non è così. Ad essere smentita è solo la prima versione della vedova Chiniary. L'assenza di Dna sul paletto significa infatti che da Emmanuel non è stato nemmeno colpito con esso. La vedova, invece, aveva messo a verbale le seguenti dichiarazioni: "L’uomo bianco alto ha afferrato un segnale stradale montato su un palo di ferro con la scritta “Stop” e con tale arnese lo ha colpito all’altezza della testa lato posteriore, al contempo gli ha dato dei calci alle gambe quindi Emmanuel è caduto a terra all’indietro ed è morto". Eppure non c'è sangue di Emmanuel sul cartello. Strano, no?

"Le tracce di Mancini confermano: è stato colpito"

Non solo. La presenza del Dna di Mancini sul manico e sulle estremità del segnale non spiegano se l'ultrà lo abbia toccato per offendere o se per difendersi. Questo sarà il processo a stabilirlo. Di certo Mancini afferma di averlo spostato mentre cercava di rialzarsi da terra (e questo concorda con la presenza del Dna sul manico). Infine, le tracce di Amdeo sono proprio sul punto della base del palo che una delle testimoni indica come la zona con cui l'ultrà è stato "attinto" dal colpo (Emmanuel avrebbe usato il cartello "al contrario").

Che fine hanno fatto le impronte del vigile?

La traccia di Emmanuel insomma potrebbe essersi cancellata, visto che il paletto è stato posto sotto sequestro solo tre ore dopo il triste evento. Ma ci sono altri due punti oscuri. Nella relazione del Ris si legge infatti che non sono state trovate nemmeno le impronte del vigile urbano accorso poco dopo la tragedia. Il quale, invece, ha dichiarato di fronte agli inquirenti di averlo mosso. "L’ho spostato dopo averlo fotografato nella posizione in cui si trovava - si legge nel verbale - in quanto poteva essere di intralcio alla circolazione". Come mai il suo Dna non è su quel paletto? Potrebbe essersi cancellato, esattamente come quello di Emmanuel? Se così fosse, la relazione del Ris non smentirebbe affatto le testimonianze dei 7 testimoni.

"Come si spiegano le lesioni oggettive riscontrate sul corpo di Mancini? - aggiunge infine il legale al Corriere - È davvero difficile pensare che uno possa prendere un paletto e farsi male da solo. La teoria del complotto, che qualcuno avanza, non regge.

Non ci sarebbe stato il tempo materiale per ideare una ricostruzione diversa a favore di Mancini. I testimoni sono stati infatti ascoltati subito dopo i fatti".

E le loro versioni coincidono: "L'ultrà si è difeso".

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