Prete congolese uccise la sua amante: familiari chiedono 1 milione di euro

I familiari di Guerrina Piscaglia, scomparsa da Badia Tedalda (in Toscana) nel 2014, hanno fatto causa a padre Gratien Alabi (condannato a 25 anni di reclusione per omicidio) e alla diocesi: chiedono un risarcimento di un milione di euro, prima udienza il prossimo 24 novembre

Padre Gratien Alabi,condannato a venticinque anni di reclusione
Padre Gratien Alabi,condannato a venticinque anni di reclusione

Era stato condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione per omicidio e occultamento di cadavere. E ieri i familiari della vittima hanno fatto causa al sacerdote, alla diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro e ai Canonici regolari premostratensi, chiedendo un milione di euro di risarcimento. Sono gli sviluppi relativi all'omicidio di Guerrina Piscaglia, scomparsa nel 2014 dal Comune di Badia Tedalda (in provincia di Arezzo, vicino al confine fra Toscana ed Emilia Romagna) per cui il prete congolese Gratien Alabi (conosciuto nel paese aretino anche come "padre Graziano") è stato riconosciuto colpevole e sta scontando la pena in carcere. I due avevano una relazione segreta.

L'atto di citazione al tribunale civile di Arezzo è stato depositato dai legali della famiglia della cinquantenne nelle scorse ore, con la prima udienza fissata per il prossimo 24 novembre. Secondo la citazione, la responsabilità andrebbe accertata in solido tra padre Graziano (attualmente detenuto a Rebibbia), la diocesi e l'ordine di appartenenza del religioso africano. "L'abito talare - scrivono gli avvocati, in una nota diffusa dall'Ansa- fu una vera e propria conditio sine qua non della relazione sessuale prima e dell'evento morte poi" poiché "pose padre Graziano nella condizione di poter più agevolmente compiere il fatto dannoso". Inoltre il vescovo, che aveva la facoltà di rimuovere il frate assegnato alla parrocchia, essendo peraltro stato informato della relazione da una lettera di una parrocchiana, avrebbe dovuto attivarsi in tal senso, "conscio della pericolosità della relazione" tra Alabi e Guerrina.

Secondo quanto ricostruito dalla sentenza di primo grado, quel 1 maggio del 2014 Piscaglia si era recata nel negozio di un'amica, dove aveva ricevuto una telefonata che l'aveva resa di cattivo umore. Successivamente, aveva pranzato dai suoceri e poi era rientrata a casa. Intorno alle 14 la suocera asserì di averla vista dalla finestra dirigersi verso la canonica. Da quel momento, nessuno ha più avuto sue notizie: la donna non rientrò per la cena e il marito allertò le forze dell'ordine per le ricerche. Dagli sms inviati nelle ore successive dal suo telefono cellulare, la donna scriveva di essersi allontanata a causa di divergenze con il coniuge. Ma si trattava di un metodo comunicativo che non aveva mai utilizzato e che insospettì ulteriormente i parenti.

I sospetti caddero su Gratien: già l’anno precedente, Piscaglia e il marito avevano stretto rapporti con l'uomo che nella frazione di Cà Raffaello ricopriva l’incarico di vice-parroco. Lo stesso venne notato, il giorno della scomparsa di Guerrina, proprio nei pressi della chiesa. Dopo la chiusura del processo penale, sta per aprirsi quello in sede civile.

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