I bulli lo perseguitano, la scuola non lo protegge: denuncia alla Polizia postale

Il giovane era stato preso di mira da due compagni di classe fin dal primo anno delle superiori

I bulli lo perseguitano, la scuola non lo protegge: denuncia alla Polizia postale

Ha deciso di denunciare alla polizia postale i bulli che da tempo lo perseguitavano a scuola, a causa del fatto che il personale dell'istituto non aveva preso una posizione forte per tutelarlo: la singolare vicenda di un alunno di Cremona sta ora facendo il giro del web.

Il 15enne racconta di aver vissuto un inferno fin dall'inizio del primo anno di frequentazione dell'istituto superiore (2021). I bulli, un maschio e una femmina, erano suoi compagni di classe, e avevano iniziato da subito a prenderlo di mira. "Forse mi è successo perché sono una vittima molto facile, perché mi lamentavo ma non mi ribellavo", dichiara il giovane, come riportato da La Provincia di Cremona.

L'inizio dell'incubo

Tutto ha avuto inizio nel novembre del 2021, quando uno dei due, il maschio, aveva cominciato a fare degli scherzi. Dal furto di un quaderno si era poi arrivati a bravate decisamente più pesanti, alle quali cominciava a prendere parte anche la ragazzina. "A febbraio è capitato con l'amuchina", ricorda la vittima, "mi hanno imbrattato il banco e la sedia durante l'orario di lezione". Inutile chiedere ai bulli di lasciarlo in pace, gli scherzi erano oramai a cadenza quotidiana. Informato da un altro compagno di classe, a maggio il 15enne aveva scoperto di essere stato ripreso in alcuni video poi caricati sui social network. "Io ho visto tre video, in particolare uno", racconta il giovane, "mi stavo allacciando le scarpe durante il cambio d'ora, quando non c'erano insegnanti. Avevo un piede sulla sedia"."Da dietro, il compagno mi ha avvolto il nastro adesivo attorno alla faccia, coprendomi gli occhi e i capelli. Ho perso l’equilibrio", ricorda, "Sono caduto. La ragazza filmava".

Le richieste di aiuto

Il 15enne aveva chiesto l'aiuto del personale docente dell'istituto superiore in più di un'occasione, ma nessuno pareva ben disposto a intervenire in modo forte in sua difesa. "Mi dicevano che è il loro carattere, che non ci potevano fare niente". Dopo aver scoperto la pubblicazione dei video su Instagram, il ragazzino aveva portato la vicenda all'attenzione dei professori. "Sul momento si sono arrabbiati, hanno fatto andare il ragazzo in vicepresidenza, la ragazza quel giorno non era a scuola", ricorda. Tuttavia anche in questo caso non era accaduto niente:"L'unica cosa che hanno fatto è dare una nota disciplinare, chiamare i loro genitori. Poi, nulla".

La punizione determinata per i due era un semplice 6 in condotta del quale, peraltro, i bulli si erano pure vantati. Chiedere un confronto con la dirigenza era impossibile:"Venivo evitato". Anche i compagni di classe, ritenendolo colpevole per aver fatto la spia, gli avevano voltato le spalle. "I professori hanno deciso di fare un incontro di solo due ore con la referente del bullismo e non è servito a niente", ricorda il 15enne. Nella seconda metà di maggio l'istituto mette a disposizione una psicologa, tuttavia si tratta di una sola visita"perché la scuola stava per finire".

La denuncia

Da qui la decisione di denunciare tutto alla polizia:"Mi sono sentito solo. La scuola non mi ha aiutato, come se fossi io nel torto. Non hanno attivato i protocolli". Nel nuovo anno scolastico, peraltro, il giovane si è trovato nuovamente nella medesima classe dei due bulli. Solo grazie all'intervento degli inquirenti i responsabili sono stati spostati in un'altra sezione, ma non c'è ancora pace per la vittima, dato che gli aguzzini non l'hanno presa bene."Vendicatemi, ammazzatelo", ha scritto il maschio su una chat, e addirittura in tre o quattro gli avrebbero dato corda. Ecco perchè, grazie al supporto dell'avvocato Simona Bozuffi, il giovane è tornato in questura.

"Noi genitori portiamo i nostri figli a scuola, il luogo per imparare, studiare, ma devono essere tranquilli. Non abbiamo trovato aiuto. I genitori dei due ragazzi non ci hanno neanche chiesto scusa", raccontano il padre e la madre della vittima. "Nostro figlio vuole solo essere rassicurato dalla scuola".

La replica dell'istituto

"La scuola ha agito, ha ascoltato e anche quest'anno ha attivato delle azioni a supporto", ha dichiarato la preside, convinta di aver operato per il meglio. "La scuola è una agenzia educativa importantissima che non può sottrarsi al suo compito educativo e formativo. I genitori", ha proseguito la dirigente, "hanno la responsabilità genitoriale e di accompagnare i loro figli. Deve essere una unità di intenti. La scuola sta monitorando come ha sempre monitorato, per cercare una atmosfera di serenità e di accompagnamento".

Sul fatto che i bulli siano stati trasferiti di sezione, la preside difende l'autonomia delle scelte effettuate. "Le situazioni che altri suggeriscono direttamente o indirettamente, non devono pesare poi nelle scelte che la scuola fa, che è giusto che faccia e di cui ha la piena responsabilità", ha precisato la dirigente scolastica.

"Se sono state prese queste scelte, è perché i docenti hanno osservato le situazioni all’interno della classe che necessitavano di serenità, perché questo è il nostro obiettivo: rasserenare tutta la classe", ha concluso.

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