I giudici d'appello: "Kabobo uccise per rancore"

Secondo la Corte d'Appello, il "picconatore" di Milano colpi "per fame" e "voleva essere catturato"

I giudici d'appello: "Kabobo uccise per rancore"

Adam Kabobo ha ucciso per "rancore". Lo hanno scritto i giudici della seconda Corte d’appello di Milano nelle motivazioni della sentenza che conferma la condanna a 20 anni di carcere (più 3 di casa di cura e custodia a pena espiata).

Il 33enne, di origini ghanesi, l’11 maggio 2013, ammazzò a picconate tre passanti nel quartiere Niguarda. "Le voci" che l'imputato aveva detto di sentire nella testa "non impongono, non comandano, non stabiliscono che Kabobo debba aggredire e uccidere, ma si limitano a suggerire una determinata condotta".

Il "disturbo mentale di natura psicotica grave" diagnosticato dai periti Isabella Merzagora e Ambrogio Pennati, in pratica, non può aver agito al suo posto. "Kabobo al momento dei fatti", si legge nelle motivazioni, "presentava una grandemente scemata, ma non totalmente assente, capacità d’intendere, definita come l’idoneità del soggetto a rendersi conto del valore sociale delle proprie azioni".

Il 33enne, per i giudici, "agì per essere catturato, così ponendo fine alle sofferenze dovute all’insoddisfazione dei bisogni primari (cibo, sonno protezione), oltre che per obbedire alle voci, descritte come a tratti imperative, a tratti consiglianti, a tratti commentanti. La condizione di tensione nervosa derivante dalla lotta per la sopravvivenza aveva inciso sulla patologia di base, aggravando la sintomatologia delirante e allucinatoria e la compromissione cognitiva".

Inoltre il collegio ha spiegato che la condotta dell'imputato ha anche recato gravi danni all'immagine dell'amministrazione comunale, in vista dell'Expo 2015, soprattutto "

4671058654785px;">sotto il profilo della verificata inefficienza dell’attività di lotta alla violenza predisposta dal Comune a tutela degli abitanti della zona, teatro dei plurimi omicidi". Ecco perchè i giudici hanno confermato la condanna di Kabobo a risarcire il Comune di Milano, oltre alle altre parti civili.

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