L'Italia che dice no ai migranti

La procura di Messina invia 30 minori a Castell'Umberto, ma il primo cittadino insorge. Stesso copione a Civitavecchia

L'Italia che dice no ai migranti

Sono 30 i migranti minorenni non accompagnati inviati dal prefeto di Messina, Francesca Ferrandino, nel piccolo comune di Castell'Umberto. Il sindaco, Vincenzo Lionetto Civa, che a quanto pare non sarebbe stato avvertito, ha subito provveduto a protestare, assieme ai cittadini. Secondo quanto riporta Repubblica, gli abitanti, guidati dal primo cittadino, "anno organizzato barricate attorno all'albergo ed hanno fermato il gruppo elettrogeno destinato all'hotel che non ha più allaccio all'energia elettrica".

Il sindaco ha raccontato di aver ricevuto una telefonata dal prefetto ieri sera alle 22.00 in cui gli veniva preannunciato l'arrivo degli immigrati. Subito, il primo cittadino ha deciso di correre ai ripari, bloccando l'ingresso dell'hotel Canguro, la struttura in cu dovrebbero essere ospitati i migranti. Il primo cittadino non ha esitato a chiamare a raccolta la popolazione con un post su Facebook: "Avviso importante ed urgente con un atto unilaterale senza preavviso un minuto fa la prefettura di Messina mi ha semplicemente informato che trenta immigrati in nottata saranno trasferiti presso l’hotel il Canguro, non ritengo questo un atto di coinvolgimento istituzionale corretto per gli ovvi motivi di ricaduta sulla nostra comunità la gestione e stata data ad una cooperativa di Palermo, mi sto recando immediatamente sul luogo dove indossando la fascia tricolore bloccherò l’ingresso con la mia autovettura della struttura alberghiera e li rimarrò".

La protesta, però, è servita poco o nulla perché all'arrivo del sindaco i migranti avevano già occupato l'albergo: "Una struttura - come dice il primo cittadino - dichiarata da mesi inagibile, senza luce, con acqua fornita dal Comune di Castell’Umberto con morosità dal 2012 (regolarmente attivati da tempo tutti i procedimenti amministrativi di recupero). Il presidio è continuato anche stamani "per ovviare alla mancanza di corrente elettrica – aggiunge Civa – poco fa hanno provato a far entrare un gruppo elettrogeno, i cittadini hanno bloccato le vie di accesso, è comunque garantito l’ingresso ai mezzi di pronto intervento".

La secca replica è arrivata dalla prefettura di Messina: "Non è una struttura nel territorio di Castell’Umberto anche se è a ridosso dell’abitato è una struttura che è stata individuata in via di emergenza ed urgenza dalla Prefettura in seguito all’arrivo massiccio di quote di migranti, nell’ambito della distribuzione prevista dal ministero, è stato necessario trovare delle strutture che potessero accogliere questi migranti ed è un'accoglienza in via d’emergenza è chiaro se ci sono tutte le condizioni questa proseguirà, la struttura da quello che ci risulta non ha problemi, comunque ovviamente altri particolari saranno approfonditi, dal punto di vista sanitario e dell’impiantistica ha i requisiti altrimenti la Prefettura non avrebbe consentito il trasferimento e poi siamo in emergenza, certo non si può immaginare ospitalità senza corrente elettrica e acqua".

"Migranti a Civitavecchia". Poi il dietrofront

Ieri l'allarme era scattato a Civitavecchia, quando il sindaco Antonio Cozzolino ha pubblicato un post su Facebook in cui diceva, copo aver parlato con il prefetto: "Civitavecchia non è nelle condizioni di diventare un hotspot per l'accoglienza dei migranti".

In serata è arrivata però la smentita della prefettura: "Allo stato, non sono previsti sbarchi di migranti nel porto di Civitavecchia", dicono da Roma, "Le misure organizzative in corso di

programmazione hanno esclusivamente lo scopo di approntare responsabilmente un sistema di accoglienza efficace, nell'eventualità che tale circostanza si verifichi". Insomma, più che di una smentita, si tratta di un rinvio.

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