Scordatevi le cozze: cosa succede ai nostri mari

Più meduse e sempre meno cozze: ecco come sta cambiando la biodiversità

Scordatevi le cozze: cosa succede ai nostri mari

Dall'allarme meduse a quello delle cozze con un unico filo conduttore: il mare troppo caldo. Se il proliferare dei molluschi urticanti è dovuto all'eccessivo riscaldamento delle acque superficiali, la mancanza del frutto di mare è causato dalla stessa problematica. La denuncia arriva dai ricercatori italiani del Cmcc (Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) che hanno osservato come, da maggio a oggi, la temperature marina sia costantemente sopra la media anche di 4-5°C a causa delle continue ondate di calore.

Cosa succede all'ecosistema

Alcuni dei piatti più buoni che la nostra cucina ci consente, quelli con le cozze, rischiano di diventare una rarità. La denuncia arriva ancora una volta dallo Ionio, precisamente dal Golfo di Taranto dove sono diventate sempre più rare e meno frequenti. Il perché è presto detto: la riproduzione è messa a dura prova a causa delle acque così calde. "Purtroppo, nei mari tarantini, sempre più frequentemente assistiamo a ravvicinate ondate di calore: lo scorso anno, come conseguenza di quasi un mese di mare sempre a 29 gradi, c'è stata una enorme moria di cozze allevate, quasi l'80% e quest'anno, arrivati a metà giugno, sul mercato non si trovano più le cozze tarantine", ha dichiarato a Repubblica il prof. Cataldo Pierri, docente di Zoologia applicata del Dipartimento di Biologia dell'Università di Bari.

Come cambia il mare

Meno mitili, meno cavallucci marini, più meduse e vermocani, "vermi marini che sono un classico esempio di specie che prima era considerata rara e che ora, con le nuove temperature, si riproduce di più", spiega l'esperto. Non è solo lo Ionio a soffrire di questa situazione ma anche il Ligure, il golfo di Venezia e un po' tutto l'Adriatico. Sicuramente, Taranto si trova in una condizione ancor più particolare perché più vicino alle coste africane e le 800 specie marine censite possono mutare a causa dei cambiamenti climatici. "Molte specie, grazie al nuovo clima, dalle coste africane stanno arrivando qui: con quelle native in difficoltà a causa dell'inquinamento antropico e non solo, spesso le aliene che entrano riescono a prendere il sopravvento", osserva Pierri.

L'unica nota positiva è che i fondali del Mar Piccolo, all'interno del golfo tarantino, sembrano ancora in buono stato di salute. Il prof. Pierri, però, predica calma e non lasciarsi andare a facili entusiasmi spiegando che ai cavallucci marini stanno accadendo strani processi che sarebbero in parte causati "da un prelievo da parte dell'uomo per il mercato orientale oppure per via dell'invasione delle specie aliene.

Stiamo cercando di stabilirlo. Nel frattempo però, il perdurare di queste temperature del mare non aiuta: più continuano, più la salute degli ecosistemi di questo piccolo tesoro di biodiversità è a rischio", conclude.

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