Se il Papa dimentica la Turchia

Nel discorso odierno pronunciato dal Papa mancano i riferimenti all'intervento turco e alla persecuzione dei cristiani in Cina

Se il Papa dimentica la Turchia

Nella mattinata di oggi, Papa Francesco ha ricevuto il corpo diplomatico che è accreditato in Vaticano, elencando le guerre, i principi bellici e le situazioni di crisi che destano parecchie preoccupazioni. Il mondo nella sua interezza, come da tradizione per questo tipo di udienza, è stato preso in considerazione nel discorso pronunciato dall'ex arcivescovo di Buenos Aires.

Ma qualcuno ha sin da subito notato qualche presunta omissione o dimenticanza papale. L'elencazione, infatti, è manchevole. Non vi sono tracce della questione cinese, che continua ad essere sollevata dal cardinale Zen e che comunque avrebbe potuto riguardare, nelle parole del vescovo di Roma, le nuove misure governative in materia di libertà religiosa - quelle che sembrano poter sfiorare la persecuzione e che sono state da poco annunciate. Ma neppure le mosse militari turche, che incidono non poco in ambito geopolitico, fanno parte dell'inventario del Santo Padre.

Jorge Mario Bergoglio, com'è naturale che sia, ha posto l'attenzione sull'Iran. Tutto il globo, in quest'ultima settimana, ha guardato con preoccupazione all'escalation seguita all'uccisione del generale Soleimani. E il Papa, come sempre, ha individuato nel dialogo l'unico strumento in grado di evitare pendii scivolosi. Quelli che potrebbero portare ad un conflitto su "larga scala". In Santa Sede, poi, non hanno dimenticato né la vicenda siriana - Bergoglio si è soffermato anche sulla ricostruzione dell'Iraq - né quella ucraina. Proprio la natura certosina del discorso del Papa, che ha elencato molte zone di crisi, può aver contribuito a ravvisare l'esistenza di passaggi non citati. La Turchia è da poco scesa in campo, con truppe militari, in Libia. Ma il Papa non ha preso in considerazione questi accadimenti, per quanto il vescovo di Roma abbia catalogato quasi tutte le guerre persistenti.

Francesco è un sostenitore della "terza guerra mondiale a pezzi". Un altro motivo per cui la mancata condanna all'intervento turco non è stato bypassato dagli addetti ai lavori. Su IlMessaggero, che è stato ripreso da Dagospia, si legge esemplificativamente che: "A proposito dell'espansionismo militare della Turchia il Papa era stato zitto anche quando Ankara aveva dato il via alla brutta operazione contro i curdi. Solo in un Angelus, il 13 ottobre, aveva inserito un passaggio generico sul Medio Oriente, rammaricandosi che tante persone in quei giorni dovevano lasciare le proprie case, ma senza mai citare le parole: Turchia e curdi". Un discorso simile, come premesso, può essere fatto in relazione alla Cina. Prescindendo dalla dibattuta questione dell'"accordo provvisorio", sul quale si continua a discutere, il tema delle persecuzioni subite dai cattolici nella Repubblica popolare viene spesso descritto e ripercorso. Ma la stessa attenzione non sembra provenire dagli ambienti ecclesiastici.

Spazio,

invece, è stato dedicato alla gestione dei fenomeni migratori: Bergoglio, dopo aver ribadito la sua visione sul Mediterraneo, che resta un "cimitero" della contemporaneità, ha invitato "tutti gli Stati" ad essere responsabili.

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