Preso un affiliato ad Al Qaida: faceva proselitismo in carcere

L'affiliato ad Ansar Al-Sharia era già in galera. Gli inquirenti: "Nelle carceri vengono diffuse ideologie terroristiche"

Preso un affiliato ad Al Qaida: faceva proselitismo in carcere

Era il carcere il luogo di reclutamento e proselitismo per Hmidi Saber, il tunisino di 34 anni, già detenuto per altra causa, arrestato oggi dalla polizia. Ha vagato da un carcere italiano all'altro, trasferito sempre motivi di sicurezza a causa del suo comportamento pericoloso e violento. La "radicalizzazione religiosa" sarebbe iniziata durante una detenzione nel carcere di Velletri nel 2011. Le indagini scattate dopo la morte di Amis Amri, il tunisino responsabile della strage al mercatino di Natale di Berlino, hanno portato a stringere la cerchia su diversi affiliati a organizzazioni terroristiche islamiste. Organizzazioni, come Ansar Al Sharia, che operano direttamente nelle carceri italiane.

I seguaci della legge divina di Allah

L'operazione denominata "Black Flag", coordinata dal vicequestore Mauro Fabozzi, hanno portato alla luce una rete del terrore che fa proselitismo tra i carcerati musulmani. A far scattare le indagini è stata proprio la fuga di Amri in Italia. Dopo la sparatoria davanti alla stazione di Sesto San Giovanni, cittadina alle porte di Milano, gli inquirenti hanno cercato di far luce sui possibili agganci del tunisino in Italia. Al momento è stato preso un affiliato a Ansar Al Sharia (i seguaci della legge divina di Allah), la sigla del terrore libico considerata legata ad al Qaida. Hmidi Saber si trova già in prigione. Era stato arrestato per reati che non hanno a che vedere con il terrorismo islamico, ma dietro alle sbarre ha iniziato a fare proselitismo. "Questa operazione - spiegano gli inquirenti - dimostra come il carcere sia un luogo di aggregazione per diffondere ideologie terroristiche". In carcere aveva in custodia la bandiera di Ansar Al Sharia e proprio fra le mura degli istituti di pena dove è stato rinchiuso, avrebbe istigato e fatto propaganda alla discriminazione religiosa e all'arruolamento nelle fila dello Stato islamico in Libia e in Siria. Inoltre, avrebbe manifestato il proposito di essere pronto a recarsi in zona di combattimento per fare il jihad.

Da un carcere all'altro per fare proseliti

Saber viene arrestato a Roma la notte del 9 novembre 2014. È al volante della sua Golf, in compagnia di un'altra persona. Fermato per un controllo, gli agenti trovano in auto una bomboletta spray anti aggressione, un passamontagna e un paio di guanti in lattice. Alla richiesta di spiegazioni, il tunisino impugna la pistola e la punta contro gli agenti. Ne nasce una colluttazione: il tunisino perde la pistola ma riesce a fuggire con l'altro straniero. La pistola, una Browning 9x21 completa di caricatore e quindici cartucce, risulta rubata in Puglia nel 2014. La patente esibita all'atto del controllo permette agli agenti di identificare l'uomo. È Rchouki Abdelghani, marocchino del 1979, clandestino irreperibile sul territorio nazionale. Una perquisizione in casa davanti alla moglie italiana Caterina, convertita all'islam e sposata nel 2008, consente di trovare il suo passaporto. Hmidi Saber viene arrestato la sera dopo a San Basilio. Per i reati di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, ricettazione, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale si becca i 3 e 8 mesi di reclusione che sta scontando.

La radicalizzazione in galera

Saber si radicalizza nel carcere di Velletri, nel 2011. È stato sbattuto dentro dopo un arresto per droga. Lì, da quelle mura carcerarie esce profondamente cambiato e inizia a praticare l'islam frequentando le moschee. È in questo periodo che risalgono i primi contatti con i fratelli tunisini della Shari. Hmidi entra in possesso di una bandiera del gruppo terroristico del tutto simile a quelle dell'Isis (guarda il video). Sulla bandiera ci sono le scritte che individua la "Shaada" ossia la professione di fede "non vi è altro Dio oltre Dio" mentre al centro compare il sigillo di Maometto che si traduce in "Mohamed è il messaggero di Allah". Sotto c'è il logo centrale la scritta "Ansar al Shari-a", simbolo dell'organizzazione terroristica operativa in Tunisia e Libia. E proprio in quei territori, Hmidi concentra la propria attenzione: lo dimostrano le molte ore trascorse a guardare filmati sull'Isis e emerge la volontà di trasferirsi in Siria per combattere in favore del Califfato.

A capo della preghiera islamica

Nel febbraio del 2015 Hmidi Saber si mette a capo di un gruppo di preghiera per creare problemi di natura gestionale e di adattamento con gli altri detenuti. Il suo modus operandi assume un carattere violento a giugno 2015 quando, nel carcere di Civitavecchia, organizza una vera e propria spedizione punitiva nei confronti di un detenuto che si è lamentato delle preghiere notturne che il gruppo, guidato dall'indagato, impone. Anche nel carcere di Frosinone, dove viene trasferito per motivi di sicurezza il mese dopo, aggredisce un altro detenuto, un italiano che ha denunciato i continui e insistenti discorsi che inneggiano l'islam.

Le aggressioni ai detenuti cristiani

Una volta a Napoli, dopo un ulteriore trasferimento per motivi di sicurezza, Hmidi aggredisce, lo scorso maggio, un detenuto nigeriano di fede cristiana. Assegnato al carcere di Salerno, è protagonista di numerose violazioni penali e disciplinari.

In un caso specifico urla agli agenti che gli avrebbe tagliato la testa se non lo avessero accontentato nelle sue richieste. Nel settembre 2016, trasferito (nuovamente) sempre per motivi di sicurezza nel carcere di Viterbo, aggredisce gli agenti.

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