Roma, cronaca di un tentato stupro in pieno giorno

A nemmeno un anno dallo stupro di una turista australiana, nel parco archeologico di Colle Oppio, a due passi dal Colosseo, una giovane americana è stata molestata da un ivoriano

Roma, cronaca di un tentato stupro in pieno giorno

Chissà come le aveva sognate lei queste “vacanze romane” di fine estate. Certo non poteva immaginare che, attraversando un parco pubblico alle 10:30 di mattina, sarebbe finita tra le grinfie di un balordo. Bruttissima avventura per una giovane turista americana che, ieri, è stata molestata da uno dei tanti senza tetto accampati all’ombra degli scavi archeologici della Capitale. L’aggressore, un ivoriano con regolare permesso di soggiorno, l’ha abbordata con la scusa di una sigaretta ed ha poi tentato di trascinarla nella vegetazione. Il parco di Colle Oppio, già proscenio dello stupro di una turista australiana, si conferma così “maglia nera” su insicurezza e degrado.

La vittima è riuscita a evitare il peggio solo grazie all’intervento di Massimo, un residente che passava di lì per caso o provvidenza. Racconta l’uomo: “Uscito dalla palestra, verso le 10:30 di mattina, mi sono imbattuto in un gruppo di stranieri che stavano litigando, dietro di me c’era anche quella ragazza”. Ad un certo punto, la lite si placa ed il gruppetto si disperde, ne restano soltanto un paio. “Ho sentito uno dei due che si rivolgeva alla ragazza chiedendole in inglese una sigaretta”. Massimo rallenta il passo, percepisce il pericolo, e ogni tanto si volta per controllare la situazione. “Non la perdevo mai d’occhio - racconta - finché lui non l’ha abbracciata”. Quando quell’abbraccio indesiderato si è trasformato in una morsa da cui, lei, ha cercato inutilmente di divincolarsi, l’ivoriano l’ha strattonata dicendo: “Tu devi venire con me”.

A quel punto, Massimo interviene. Spinge il migrante e gli intima di andarsene: “Lasciala stare, vattene o chiamo la polizia”. Così l’aggressore desiste, scavalca una recinzione e raggiunge il suo nascondiglio: una favela di cartone dove alloggia insieme ad altri disperati. L’accampamento, spiega una residente, “è qui da un paio di mesi, lì fanno tutto, stendono i panni, cucinano, bivaccano in attesa della sera, poi iniziano a spacciare”. Tempestivo l’intervento delle forze dell’ordine che hanno fermato l’uomo - descritto dai testimoni come “un bullo vestito di rosso” - e, dopo averlo fatto riconoscere alla vittima, l’hanno condotto nel carcere di Regina Coeli dove attende la convalida del fermo.

“Oggi il parco è militarizzato - afferma sarcastica una signora - ma, di solito, non si vede nessuno”. E guardando al di là della recinzione dove “risiedeva” l’aggressore si scorgono ancora i suoi “coinquilini”. Sono 10, forse 15 gli stranieri che, nonostante l’accaduto, sono ancora accampati all’interno del cantiere di restauro della Domus Aurea di Nerone. “Sono mesi che segnaliamo quelle baracche - spiega un’altra residente - ma ci siamo già sentiti rispondere che la zona è sotto la tutela della Soprindendenza dei Beni Culturali e che questo complicherebbe le operazioni di bonifica”.

E poi cosa si risolverebbe? In fin dei conti si tratterebbe solo dell’ennesimo sgombero e qui i residenti hanno ormai perso il conto. “Tanto poi – dicono scoraggiati - i migranti si accampano qualche metro più in là”: qui non ci crede più nessuno che le cose possano davvero cambiare.

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