
Ora che civili palestinesi finalmente manifestano per la cacciata di Hamas da Gaza perché vogliono vivere in pace e sono stanchi di essere carne da macello, dove sono i «Pro Pal» che hanno tanto manifestato nelle scorse settimane?
Martedì scorso i residenti di Beit Lahia, nel nord della Striscia, hanno iniziato la loro protesta chiedendo che cessino i bombardamenti e accusando Hamas di essere una organizzazione terroristica, invocandone la fuoriuscita dal territorio palestinese. Ad essi cominciano ad aggiungersi anche palestinesi che abitano in altre parti della Striscia e non solo sfilano tra le macerie ma fanno anche sentire la propria voce attraverso i social. Non siamo in grado a questo punto di misurare il grado reale di consenso che Hamas ha oggi a Gaza, ma poco importa. Certamente i movimenti (...)
(...) di protesta in atto meriterebbero molta più attenzione di quella finora ricevuta. Più cresce la partecipazione a questa protesta e più forti saranno quanti sperano davvero in una nuova tregua e nella prospettiva di una pace più duratura. Lo stesso Governo Israeliano non potrebbe non tenerne conto e se lo facesse commetterebbe un altro grave errore. Dopo diciassette mesi di guerra e distruzioni appaiono finalmente le prime crepe in quella cappa che finora ha impedito l'emergere di qualsiasi dissenso da parte dei civili palestinesi, sempre puntualmente soffocato dalla spietata e durissima repressione dei miliziani di Hamas. Diventa più chiara la volontà dei tanti palestinesi che non vogliono più essere usati come scudi umani in una guerra che continua a provocare un numero enorme di vittime civili, di donne, di bambini inermi e incolpevoli. L'iniziativa che sta prendendo corpo in questi giorni dunque rappresenta un fatto di straordinaria e positiva novità nel campo palestinese dopo tanto rassegnato silenzio. In un contesto nel quale oltre alle violenze, alle sevizie e alle terribili brutture consumate nei riguardi degli ostaggi israeliani si è appreso delle complicità di alcuni settori della stessa popolazione civile nel ruolo di carcerieri. Cosa che rende ancor più rilevante quel che sta accadendo. Colpisce infatti che quanti stanno manifestando per la liberazione da Hamas lo stiano facendo con i volti scoperti, come atto di coraggiosa sfida e di rottura con ogni forma di complicità. Mostrandosi così plasticamente in contrasto con i miliziani di Hamas che continuano ad agire sempre con il volto coperto, come da ultimo abbiamo visto nelle terribili scenografie costruite in occasione della restituzione di alcuni degli ostaggi ancora vivi e parte di quelli che hanno ammazzato. Certamente il livello di scontro a cui si è giunti, l'alto numero di morti, la perdurante detenzione degli ostaggi ancora prigionieri a cui si aggiunge quello che sta accadendo in Cisgiordania e le tensioni interne a Israele, tutto rende molto difficile riprendere la tregua interrotta. Ma le manifestazioni dei palestinesi contro Hamas se sostenute, possono aiutare a riaprire la speranza di ripristinare un cessate il fuoco e a smuovere i negoziati dallo stallo nel quale sono ripiombati. È quanto mai necessario rendere sempre più esplicito l'isolamento di Hamas nella Striscia e auspicare per il futuro che possa di qui nascere e affermarsi una nuova classe dirigente palestinese. Impresa sicuramente difficile ma non impossibile. Viene allora da chiedersi dove sono quanti che nelle scorse settimane in Italia e in altri Paesi hanno partecipato ai cortei «Pro Pal» a sostegno della causa palestinese. Quale occasione migliore di far crescere una mobilitazione internazionale per sostenere oggi quei palestinesi che stanno trovando il coraggio di sfilare a Gaza al grido di «Via Hamas»? Sarebbe oggi il modo per sostenere credibilmente le ragioni di una pace possibile e di una definitiva liberazione degli ostaggi ancora vivi.
Purtroppo non si ha notizia di una simile volontà e ciò disvela la vera natura di quei movimenti «Pro Pal» che evidentemente ha ben poco a che vedere con una sincera volontà di favorire la pace tra israeliani e palestinesi.Nicola Latorre
- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.