La sinistra dell'antimafia va in corto circuito su Brusca

Questa volta non è neppure colpa dei giudici, ma sapere che un pluriomicida come Giovanni Brusca è uscito dal carcere, ebbene questo sì che è un vero pugno allo stomaco della giustizia

La sinistra dell'antimafia va in corto circuito su Brusca

Questa volta non è neppure colpa dei giudici che, in fondo, hanno applicato solo la legge, ma sapere che un pluriomicida come Giovanni Brusca, che ha più di 150 vite sulla coscienza, che non ha esitato a sciogliere il corpo di un bambino nell'acido o a far saltare in aria la macchina di Giovanni Falcone, è uscito dal carcere, ebbene questo sì che è un vero pugno allo stomaco della giustizia.

C'è da chiedersi se il suo ritorno in libertà, almeno nell'immaginario collettivo, faccia più male alla lotta alla mafia di quanto i suoi racconti da collaboratore di giustizia abbiano fatto danni a Cosa Nostra. È un interrogativo legittimo, che magari avrà risposte diverse (anche perché quella legge la volle lo stesso Falcone), ma al punto a cui è giunta la storia, c'è da chiedersi se c'è un inedito, una ricostruzione, un risvolto di tanti omicidi che valesse la pena al punto da spingere lo Stato a rimettere in libertà un mezzo mostro. Dubbi che non possono non assalirci, anche perché con questa logica se, per assurdo, si fosse pentito Totò Riina, la legge gli avrebbe garantito il ritorno a casa. O, per portare il ragionamento alle estreme conseguenze, teoricamente potrebbero ravvedersi tutti i picciotti e i boss di questo mondo, e lo Stato finirebbe per rimettere sulle strade la stessa Mafia che ha combattuto.

Sono ragionamenti sicuramente sull'onda del paradosso, ma cosa può esserci di più paradossale che aprire la porta del carcere al più efferato killer della mafia? Ciò che è avvenuto, secondo i dettami della legge, è uno schiaffo alla retorica antimafia della sinistra, a quella strana filosofia che, inseguendo i fantasmi del terzo livello (che sono rimasti tali e popolano tra supposizioni e tesi solo una ricca bibliografia di comodo), alla fine ha avuto come unico risultato quello di dare l'opportunità a molti dei protagonisti del primo e del secondo di farla franca, inventandosi un pentimento tutto da verificare. Una filosofia che aveva come finalità non tanto, o non solo, quella di spazzare via la mafia, quanto quella di riscrivere la Storia attraverso la mitologia dei baci di Andreotti a Riina o di un Silvio Berlusconi invischiato negli affari degli uomini con la coppola. Insomma, l'uso politico della mafia e dell'antimafia. Risultato: sono state gettate ombre su pezzi di Storia patria e, nel contempo, non si sono beccati i fantasmi ma si è rimesso in circolazione un personaggio come Brusca in carne e ossa, offendendo la memoria delle sue vittime e i sentimenti dei loro famigliari. Per poi arrivare, in un dialogo sui massimi sistemi non tra Salviati e Simplicio, gli scienziati del celeberrimo trattato di Galileo, ma tra Maurizio Avola, altro killer mafioso con ottanta omicidi sulle spalle, e uno dei narratori più suggestivi dell'epica lotta alla mafia, Michele Santoro, alla conclusione di quest'ultimo che «né Berlusconi né Marcello Dell'Utri abbiano potuto ordinare a Cosa Nostra le stragi». Triste epilogo, per citare la memorabile espressione di Leonardo Sciascia, dei «professionisti dell'antimafia».

Solo che in tutti questi anni, tentando di mettere alla sbarra gli imputati eccellenti, a volte riuscendoci, a volte creando nuove ingiustizie (basta pensare alle traversie passate da Calogero Mannino), si saranno pure ottenuti dei risultati, ma si è anche dato modo a qualche supposto pentito di mafia di inventarsi una verità per strappare un salvacondotto. Ecco, a guardare l'immagine di un Brusca tornato in libertà, c'è da chiedersi se non sia forse arrivato il momento di ripensare la legge sui pentiti. Rendendola più rigorosa sul modello di quella prevista nella legislazione Usa, dove non per nulla l'hanno inventata.

Ponendo, comunque, dei limiti, cioè che non possa essere applicata a chi si è macchiato di decine e decine di delitti di sangue e che per rifarsi una vita potrebbe essere disposto ad inventarsi qualsiasi cosa con la stessa nonchalance con cui premeva il grilletto della lupara.

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