"Negare matrimonio tra uomo e donna vuol dire cancellare la vita"

Il Primate della Chiesa Ortodossa estone al briefing sui lavori del Sinodo: negare le differenze che esistono nella famiglia tradizionale tra uomo e donna in nome dell'uguaglianza porta ad una dimensione nichilista

"Negare matrimonio tra uomo e donna vuol dire cancellare la vita"

“Oggi la Chiesa si trova dinanzi a società che legiferano su situazioni nuove relative alla famiglia, cercando di sostituire il modello di famiglia proposto dalla Chiesa, in nome dell’uguaglianza: il problema è che il diritto alla parità porta ad una dimensione nichilista, dove tutto è permesso, mentre la Chiesa deve essere consapevole del suo dovere di preservare e conservare l’idea della differenza”. Con queste parole Sua Eminenza Stephanos, Primate della Chiesa Ortodossa di Estonia, del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, è intervenuto quest’oggi sul tema della vocazione e missione della Famiglia al consueto briefing sui lavori del Sinodo, che si è tenuto alla presenza del portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, in Vaticano. Il concetto espresso al briefing è stato ribadito da Stephanos anche nel suo intervento alla dodicesima Congregazione generale del Sinodo, in cui ha affermato che “queste mutazioni della famiglia ci interpellano direttamente e creano a giusto titolo delle inquietudini dinanzi alle evoluzioni e diversificazioni delle strutture familiari che vengono stabilite in nome dell’uguaglianza e del rifiuto di compiere discriminazioni”.

Il Primate della Chiesa Ortodossa di Estonia, ha quindi elogiato il concetto della differenza, grazie al quale, ha detto, si genera la vita stessa. “La famiglia parte da una realtà”, ha infatti affermato Sua Eminenza, “ovvero che la famiglia è composta da un uomo e una donna”. “Cancellare questa realtà in nome dell’uguaglianza”, ha proseguito, “non vuol dire cancellare questa differenza ma la vita”. Ed è proprio “per la vita del mondo”, ha detto Sua Eminenza Stephanos, che la Chiesa deve dare una testimonianza. Il Primate della Chiesa Ortodossa estone ha poi affermato, riguardo alla ormai famosa lettera dei 13 padri sinodali, che chi si rivolge al Papa non vuole creare una rottura, e che, anzi, c’è bisogno anche delle critiche, poiché “se si vuole costruire e non distruggere, devono esserci posizioni diverse”.

Infine Sua Eminenza è stato interpellato sul cammino penitenziale previsto per i divorziati nella Chiesa Ortodossa. Cammino più volte chiamato in causa nelle proposte in tal senso che fanno capo alla teoria del Cardinale tedesco Walter Kasper. Sottolineando l’importanza della misericordia e dell’inclusione da parte della Chiesa - “siamo inorriditi all’idea di escludere le persone”, ha detto infatti il Primate – Stephanos ha spiegato che per la Chiesa Ortodossa questo cammino penitenziale si applica solo al caso in cui le persone si stanno “autodistruggendo attraverso il peccato”. Soltanto in questo caso, ha chiarito, il matrimonio può essere sciolto dal vescovo, ed in seguito ad un periodo di penitenza si possono celebrare le seconde nozze. Che comunque non saranno celebrate con una cerimonia festosa ma, anch’essa, penitenziale, in linea con il percorso fatto dai fedeli divorziati.

Al briefing è intervenuto anche il Reverendo Timothy Thornton, rappresentante della Chiesa Anglicana, il quale, a proposito dell’Assemblea ha detto di non aspettarsi “chissà che rivelazioni alla fine del Sinodo” perché, secondo il Reverendo, non ce ne saranno. Intanto i lavori dell’Assemblea dei vescovi proseguono. Ieri pomeriggio ci sono stati altri 30 interventi sulla terza parte del documento base del Sinodo, l’Instrumentum Laboris, e 3 interventi degli uditori, che sono proseguiti nella mattinata fino alle ore 12.30, nella dodicesima Congregazione generale di oggi, e sono stati in tutto 27.

In uno degli interventi pronunciati nel pomeriggio di ieri, ha ricordato uno dei collaboratori del portavoce della Santa Sede, Bernd Hagenkord, sono state enunciate varie possibilità per affrontare la questione dei divorziati e risposati civilmente. La scelta ha detto uno dei padri nel suo intervento è tra non fare nulla, procedere con la via penitenziale proposta dal Cardinale Kasper, oppure rimanere fermi nella dottrina andando controcorrente. Negli interventi in lingua inglese pronunciati nella Congregazione generale di ieri pomeriggio, come ha riassunto padre Thomas Rosica, si è parlato inoltre dell’attenzione che la Chiesa deve rivolgere ai cambiamenti in atto nel mondo.

Tra questi ci sono la globalizzazione, i social media, i cambiamenti climatici ed ecologici e le grandi migrazioni di popolo in atto. Questo pomeriggio infine, inizieranno a riunirsi i Circoli Minori per l’ultima parte della discussione sul documento dell’Instrumentum Laboris.

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