Toscana ultima frontiera

I numeri che arrivano dagli aruspici, quelli che la legge vieta di raccontare, non sono buoni per la sinistra. L'occhio vaga per la penisola, fa un breve giro intorno a Roma, poi si ferma sulla Toscana.

Toscana ultima frontiera

I numeri che arrivano dagli aruspici, quelli che la legge vieta di raccontare, non sono buoni per la sinistra. L'occhio vaga per la penisola, fa un breve giro intorno a Roma, poi si ferma sulla Toscana. È lì che si respira la paura. È da cinquant'anni, dal 1970, da quando esistono le Regioni, che governano sempre gli stessi. È cambiato il nome, non il potere. L'idea di perdere questa terra è una bestemmia. Quasi come in Emilia-Romagna. Allora, prima della pandemia, il vecchio partito ritrovò la speranza nell'onda improvvisa di un flash mob. Si chiamavano «sardine» e per il Pd fu un sospiro. Ora di tutto questo resta la biografia di Mattia Santori e il suo quarto d'ora di celebrità. Non basta per scacciare i fantasmi.

L'apparato conta e riconta e spera in quello che manca, non si vede. Non c'è una vera strategia. Si va dalla rassegnazione agli scongiuri e solo i pochi che ancora restano freddi fanno notare che il sistema è più solido di quanto si pensi. Ci sono in ballo interessi profondi e radicati. Non bisogna credere troppo agli indovini. Solo che la paura sta prendendo piede e allora negli ultimi tempi è scattata l'operazione «dramma storico». Nulla di straordinario. È un classico che va in scena da un po' di tempo. La sorpresa, semmai, è vedere come tutti ci credono ogni volta, come se avessero studiato fin da bambini il metodo Strasberg. Il gioco funziona così. Si va indietro nel tempo, un viaggio che ti riporta agli anni tra il 1943 e il 1945. Ci si convince di essere partigiani. Si sogna la montagna, anche se si sta in collina. Si va in piazza in tanti come clandestini, coraggiosi, orgogliosi, con l'idea che gli eroi sono tutti giovani e belli e fa nulla se poi al governo ci sono loro. Si sentono vittime di una dittatura, che imprigiona un Paese dai banchi dell'opposizione. Se vi sembra strano è perché non capite le finezze del romanzo post moderno. È chiaro che i cattivi si sono fatti furbi. Adesso spadroneggiano senza governare.

Quando ci si convince di questo il resto è una passeggiata. Bisogna gridare che i fascisti non passeranno. Quali fascisti? Tutti quelli che non la pensano esattamente come loro. Chi lo nega è un fascista. A questo punto si chiama l'allarme.

C'è da fare la storia. L'ultimo appello arriva dalla prima pagina di Repubblica, da leggere con la stessa voce di Radio Varsavia: «La battaglia sull'Arno».

Il senso è che Firenze è il fronte della libertà. Non li vedete i neri che avanzano? Allora bisogna suonare le campane e chiamare a raccolta donne e uomini di buona volontà. Se cade Firenze è la fine. Se passano l'Arno muore la bellezza. Manca solo il discorso di Aragorn davanti ai cancelli di Mordor: «Non è questo il giorno». Non hanno però ancora capito se «Il Signore degli Anelli» sia buono o cattivo.

Ci penseranno domani.

L'importante, comunque, è crederci. È vivere nella finzione. Nicola Zingaretti, fratello d'attore, lo ha dimostrato qualche giorno fa: «Decine di migliaia di donne e di uomini in queste ore stanno difendendo la democrazia italiana a mani nude». A questo punto, però, fermiamoci un attimo. Cosa accade se Susanna Ceccardi vince in Toscana? Davvero si rovescia l'Italia? Succede una cosa che in effetti non è mai accaduta. La sinistra non governa più la Toscana. Si chiama democrazia. Gli elettori dopo 50 anni scelgono l'alternanza e spezzano quella che in fondo potrebbe essere anche considerata un'anomalia. Sono rari in democrazia i governi che durano mezzo secolo. Poi? Salta Zingaretti, un segretario fragile, che da mesi si sente assediato e molti nel partito considerano inadeguato al ruolo. È lui che ha scelto come candidato Eugenio Giani, notabile di lungo corso, che si presenta come «uomo del cambiamento». Lo dice in buona fede, perché in effetti rappresenta una frattura rispetto al renzismo. Il cambiamento è un ritorno al passato dentro il Pd.

La vittoria della Ceccardi farà cadere Conte? È la speranza dell'opposizione, ma non è affatto scontata. L'ex avvocato del popolo sa mantenersi a galla anche con onde alte. In Parlamento ha una maggioranza che ancora regge. Chi lo fa cadere? Il Pd ancora più impaurito si arrocca ancora di più.

Renzi, senza voti elettorali, aspetta la nuova stagione di Bonaccini. I grillini, orfani del Movimento, tireranno a campare il più a lungo possibile. Mattarella non aprirà crisi al buio. È questa la realtà. «La battaglia sull'Arno» è un film noioso. Merita la bocciatura.

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