A Trento l'imam salafita che predica la sharia

Bechir Ben Hassen, controverso imam salafita con migliaia di seguaci in tutto il mondo, è stato ospite della comunità islamica di Trento nei giorni scorsi. Predica la sharia e ha avuto seri problemi con la giustizia. Ma la sua presenza in Trentino è passata del tutto inosservata

A Trento l'imam salafita che predica la sharia

È stato ospite della Comunità islamica di Trento una decina di giorni fa, senza che la cosa destasse scalpore o innescasse qualche polemica. Si tratta del controverso predicatore franco-tunisino salafita Bechir Ben Hassen, noto per le sue posizioni ultraconservatrici e islamiste. Seguito da oltre 34 mila persone sui social, l'imam era a Trento dal 14 al 16 settembre ospite della comunità islamica locale.

Come riporta Il Foglio, l’imam fu condannato per il sequestro dei suoi figli ed è celebre per aver dichiarato che “tutti coloro che criticano il nostro profeta meritano la morte per impiccagione”. Lo scorso aprile, Ben Hassen è stato inoltre condannato a sei mesi di carcere per aver diffamato un professore universitario tunisino residente in Svizzera sui social network. In tutta risposta, il religioso salafita ha dichiarato di non essere l'amministratore della pagina che porta il suo nome.

Nel 2012, inoltre, fu arrestato in Marocco all’aeroporto Mohammed V di Casablanca con mandato di arresto internazionale emesso contro di lui nel giugno 2012 dalla corte di Créteil, in Francia, per essersi rifiutato di concedere la custodia dei suoi quattro figli alla ex-moglie. Di lui parla anche Le Parisien, in un articolo pubblicato nel marzo 2016, nel quale si racconta del suo periodo come Imam della moschea di Villiers, dal 2007 al 2010, luogo noto per essere stato una fucina di jihadisti partiti dalla Francia alla volta del Medio Oriente, anche se lo stesso imam si è sempre espresso contro lo Stato islamico e contro gli stessi jihadisti.

A differenza del Trentino, dove il suo passaggio ha lasciato pochissime tracce, nel settembre 2015 in Canada la sua presenza all’Università di Laval, Quebec City, scatenò un polverone. "La Laval University lascia il lupo nell'ovile. È davvero sorprendente apprendere che quest'uomo, a cui è stata inibita la possibilità di predicare in Tunisia, rimosso da una moschea e arrestato nel 2013 dall'Interpol, abbia il diritto di venire a dire ai nostri accademici come prevenire la radicalizzazione. Per noi è chiaro: Bechir Ben Hassen non ha credibilità e non è il benvenuto in Quebec”, disse la deputata Nathalie Roy.

“Quest'uomo - affermò Roy - che sta per arrivare a Montreal e ad Ottawa, ha approvato gli attacchi di Charlie Hebdo in una conferenza pubblicata il 10 gennaio 2015 su Internet, sostenendo che la punizione per chi insulta il profeta è la morte. Se non si tratta di incitamento all'odio e alla violenza, mi chiedo davvero che cosa serva per negargli l’accesso”.

Nel 2012, viene inoltre pubblicata da Le Figaro un’intervista che l’ex presidente tunisino Rached Ghannouchi, leader del partito Ennahada concede proprio a Ben Hassen. L’allora presidente appare rassicurare l’imam nella volontà di istituire la sharia nel Paese: “Finché abbiamo il potere - disse il religioso all’allora presidente - dobbiamo farlo il più rapidamente possibile.

E se non si iscrivono immediatamente le leggi della sharia nella Costituzione, i partiti di sinistra influenzeranno l’Occidente". Chissà se i trentini sanno che a casa loro si parla tranquillamente di sharia e legge islamica, come se nulla fosse.

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