Uccise e triturò il cadavere, l'assassino è fuori dal carcere

L'omicidio di Donald Sacchetto 13 anni fa in Valtellina. Il killer, Simone Rossi, fu condannato a 30 di carcere. Oggi si trova in regime di semilibertà all'Elba. La sorella della vittima: "Ho paura di rivederlo"

Uccise e triturò il cadavere, l'assassino è fuori dal carcere

Uccise e fece a pezzi il cadavere in una macchina tritasassi. Ma l'assassino di Donald Sacchetto, Simone Rossi, si trova in regime di semilibertà a Porto Azzurro, sull'isola dell'Elba, dove sta scontando una pena a 30 anni di reclusione. "Se torna in libertà, in Valtellina, dopo avere scontato appena 13 anni, è come se mio fratello Donald venisse ucciso una seconda volta", aveva dichiarato a Il Giorno, circa una settimana fa, Loana Sacchetto, la sorella della vittima.

L'omicidio

Il delitto, ribattezzato dalla stampa come "l'omicidio della cava", si consumò 13 anni fa. Donald Sacchetto, un operaio di 36 anni, era scomparso il 16 maggio 2009, la sera del suo compleanno. Il cadavere, fatto a pezzi, fu ritrovato due mesi dopo nella cava dell'azienda gestita da Simone Rossi, che all'epoca dei fatti lavorava come geometra nella ditta di marmi fondata dal nonno paterno, nella Bassa Valtellina. Per il delitto, l'imprenditore - al tempo 32enne - fu condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione. Per la giustizia, Rossi uccise l'operaio e poi distrusse il cadavere in una macchina tritasassi. La difesa ritenne, invece, che il 36enne si fosse suicidato escludendo che l'imputato avesse fatto a pezzi la salma. Tesi tutt'oggi sostenuta dal fratello del geometra, Michele Rossi: "Mio fratello è una vittima di errore giudiziario. Al processo, molti testi scivolarono in contraddizioni. Non fu lui a fare a pezzi Donald", ha ribadito a Il Giorno.

"Non torno in Valtellina"

Dopo aver scontato 13 anni di pena, Simone Rossi si trova in regime di semilibertà. "Tra non meno di 3 anni si può eventualmente parlare di una mia possibilità di ritorno in Valtellina per fare una visita ai miei familiari - ha spiegato al telefono l'ex imprenditore al giornalista Michele Pusterla -. Ora la legge non lo consente assolutamente e io intendo rispettare in pieno le regole, come ho fatto dal primo giorno in cui sono detenuto. Dal 1° giugno 2009 non ho mai ricevuto un solo richiamo". Oggi 41enne, Rossi ha intrapreso un percorso lavorativo all'esterno del carcere: "Sono in regime di articolo 21 che è un percorso lavorativo esterno, ma con orari leggermente più ristretti rispetto a quanto prevede la semilibertà la quale è uno step superiore al quale non sono ancora arrivato. - ha puntalizzato - Devo sempre lavorare sul territorio elbano, non altrove. Esco la mattina e opero come geometra per una cooperativa edile che fa anche interventi di manutenzione.

Quando finisco il lavoro, a pomeriggio inoltrato, aspetto l'ora del rientro, nel carcere di Porto Azzurro, in un alloggio in affitto. L'attività che faccio mi aiuta a crescere: la coop per cui lavoro avverte ancora di più le difficoltà che hanno oggi tutte le imprese edili a reperire i materiali. Siamo su un'isola".

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