"Putin si sta solo difendendo": la follia comunista

Dopo le polemiche per il volantino con la "Z" dell'invasione russa in Ucraina, gli esponenti del Pci non fanno marcia indietro

"Putin si sta solo difendendo": la follia comunista

Alla parete ci sono Lenin e Stalin, due "pilastri della dottrina marxista". Ovunque sventolano bandiere rosse del Partito Comunista Italiano, falce e martello di memoria sovietica, addirittura le mascherine Ffp2 sono marchiate col simbolo della compianta (per loro) Unione Sovietica. Non è un caso, evidentemente, se il volantino della polemiche, quello con la "Z" simbolo dell'invasione russa in Ucraina, sia uscito da queste stanze di un circolo comunista di Zagarolo.

Storia nota, forse ricorderete. In occasione della "festa della vittoria", domenica 8 maggio, la sezione del Pci Monti Prenestini-Casilina ha organizzato una commemorazione dei soldati che hanno liberato "l'Europa dal nazifascismo". E poco importa se buona parte del merito va dato ai soldati americani e inglesi, qui il punto è che il volantino con cui la sezione locale ha pubblicizzato l'evento mostra al posto della "Z" di "Zagarolo" il marchio apposto sui carri armati di Putin, con tanto di coccarda di San Giorgio.

Dopo la feroce polemica, e lo sdegno del Comune, dal circolo non rinnegano ma cercano di arrampicarsi sugli specchi. Intervistati da Quarta Repubblica, spiegano che "la Z sta anche sui veicoli che portano viveri e aiuti alla popolazione, non solo quella del Donbass ma anche quella ucraina". Sull'origine del conflitto, invece, non ci sono dubbi: "Questa è una guerra dichiarata chiaramente e apertamente dalla Nato". Un conflitto alimentato dal "capitalismo" mentre "Putin è uno che si deve difendere". Ognuno ha la sua teoria: "I genocidi? Dove sono? Fateceli vedere, documentateceli". E ancora: "Io voglio le immagini vere, non quelle finte".

Il segretario Pci, Mauro Alboresi, lo spiega chiaramente: "Quel nastro è il simbolo che da sempre ricorda la vittoria

dell'Unione Sovietica nei confronti della Germania nazista". Ed era opportuno metterlo sui volantini, con tanto di "Z"? "Non è e non era una provocazione". O forsi sì. Ma poco importa: pugni chiusi, e via.

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