Il Vaticano nega l'estradizione del prete accusato di pedofilia

Il Vaticano fa valere lo status di diplomatico e nega al Canada l'estradizione di monsignor Capella. Sarà processato dalla Santa Sede

Il Vaticano nega l'estradizione del prete accusato di pedofilia

Ad agosto monsignor Carlo Alberto Capella era stato richiamato dalla nunziatura a Washington a causa di un'inchiesta per pedopornografia. A fine settembre anche il Canada ha spiccato un mandato d'arresto per le stesse accuse. Avrebbe caricato materiale pedopornografico su un social network mentre si trovava in visita in un'istituzione religiosa di Windsor tra il 24 e il 27 dicembre, cioè durante le festività natalizie, del 2016. Ma contro il mandato di arresto, secondo fonti qualificate della Santa Sede sentite dall'Ansa, il Vaticano avrebbe opposto l'immunità diplomatica.

"Monsignor Capella non sarà estradato in Canada e sarà processato in Vaticano", spiega l'Ansa secondo le cui fonti è "attualmente in stato di restrizione in Vaticano, ospitato presso il Collegio dei Penitenzieri". Ordinato sacerdote nel 1993 nell'arcidiocesi di Milano, monsignor Capella è stato in servizio nella sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato per poi essere nominato numero tre nella Nunziatura statunitense. Lo scorso 15 settembre la Sala Stampa vaticana aveva reso pubblica l'apertura di un fascicolo da parte del Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano, Giampiero Milano. Il 21 agosto, infatti, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America aveva notificato, per via diplomatica, "la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche da parte di un membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington".

Quando lo scorso 21 agosto erano state notificate le accuse dagli Stati Uniti, l'identità del prelato coinvolto non era stata resa pubblica. Il nome di monsignor Capella era, infatti, saltato fuori soltanto un mese dopo.

Subito dopo era toccato alla polizia canadese emettere un mandato di arresto per il diplomatico della Santa Sede accusato di "possesso e distribuzione di materiale pedopornografico".

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