E i consiglieri comunali si «autoconvocano»

Se Maometto non va alla montagna la montagna va da Maometto. Così, se in consiglio assessori e sindaco non parlano della possibile emergenza rifiuti a Genova, i consiglieri convocano il consiglio per parlare di rifiuti. Un'autoconvocazione, procedura praticamente mai avvenuta in passato, ma prevista dallo statuto del consiglio. La richiesta verrà depositata lunedì a Tursi e la seduta specifica dovrebbe essere convocata entro 20 giorni. Per la richiesta basterebbe un quinto dei consiglieri, ma a volerlo sono assai di più. L'idea nasce dal vertice informale della minoranza di giovedì sera voluto da Enrico Musso per trovare una linea comune per l'opposizione. Una minoranza nuovamente compatta e propositiva quindi (assenti solo alcuni consiglieri). Aderisce anche il capogruppo di Forza Italia Raffaella Della Bianca che, pur non essendo presente all'incontro, si dice favorevole, anzi «promotrice dell'iniziativa». Così, tutto il centrodestra proverà a chiedere cosa il Comune intende fare per evitare che Genova, chiusa Scarpino, finisca come Napoli.
Ma il risveglio dell'opposizione arriva anche con una nuova interpellanza al sindaco del consigliere azzurro Beppe Costa. Un documento in cui «tenuto conto dell'emergenza monnezza napoletana» e «preso atto della problematica rumenta a Genova», Costa propone a Marta Vincenzi un accordo italo-campano. L'azzurro chiede ai genovesi un sacrificio: anticipare il favore accogliendo i rifiuti campani in questo momento di emergenza, ma a patto che «Napoli restituisca al più presto il favore a Genova». Provocazione? Macché.

Costa lo spiega: visto che «a Napoli almeno un inceneritore c'è già, e Prodi ha promesso a breve il suo funzionamento e la fine dell'emergenza», il capoluogo campano sarà in grado di accogliere i rifiuti di Genova, «città in cui un inceneritore non c'è. Sempre che Scarpino - chiarisce Costa - riesca ad andare avanti ancora per un po’».

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