E Visco gela il Prof: «Dati scoraggianti, servono riforme»

Venezia Va male e andrà peggio. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, non usa tanti giri di parole. «Per il nostro Paese l’emergenza non è finita e le previsioni sull’economia globale sono scoraggianti». Vede male l’Italia e vede male l’Europa, quindi, in un pessimismo cosmico temperato solo dalla convinzione che le potenzialità per invertire la rotta ci siano, sempre che la signora Merkel, per riprendere il senso dell’ultima copertina dell’Economist, autorizzi l’accensione dei motori di una nave che si sta inabissando.
Il discorso che ha fatto ieri Visco in occasione del Consiglio per le relazioni Italia-Stati Uniti all’Isola di San Clemente a Venezia, è una sorta di allarme rosso: o si inverte la politica e si fa qualcosa per la crescita, o il sistema implode, si accartoccia su se stesso e finisce col seppellire il sogno dell’euro e i paesi che ci avevano creduto. E proprio mentre Visco lancia il suo personale sos a Mario Monti, le agenzie battono il primo giro di chiave ai motori grippati dell’Unione europea: i ministri delle finanze della zona euro annunciano aiuti «fino a 100 miliardi» alla Spagna per la ricapitalizzazione delle banche sull’orlo di una crisi di nervi, oltre che di liquidità.
Basteranno? È un inizio, ma l’elenco di disastri in corso di svolgimento e dati per probabili in futuro che Visco snocciola con preoccupante realismo è poco rassicurante. Detto delle previsioni «scoraggianti» sull’economia europea e globale, il governatore bolla con lo stesso termine le condizioni dei mercati finanziari. «L’incertezza è molto grande», ricorda con riferimento alla Grecia che se ne sta andando alla deriva («Politicamente è un punto morto», riassume tranchant Visco) e alle «difficoltà severe» del settore bancario spagnolo di cui, appunto, si stanno occupando in contemporanea i «medici» dell’Eurogruppo. Poi non dimentica di accennare al mercato dei titoli di stato, per i quali «le tensioni sono riemerse e gli spread sovrani si sono allargati ancora».
Insomma, buio pesto in ogni direzione. «I segnali di un rallentamento della crescita - ammonisce Visco - si sono intensificati anche fuori dall’Europa, sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti». Così come un lavoratore dipendente non sarebbe più in grado di pagare la rata del mutuo se perdesse il lavoro, allo stesso modo il nuovo rallentamento globale «metterebbe rischi addizionali a un sistema finanziario già fragile, minacciando la sostenibilità dei debiti sovrani in Europa e altrove».
Un buffetto amichevole a Monti, ritenuto evidentemente più impegnato a usare la ghigliottina delle tasse per ridurre il debito che ad accelerare le politiche per la crescita. Sulle liberalizzazioni, per esempio, Visco pensa non si sia fatto abbastanza: «Le eccessive restrizioni alla competizione di mercato devono essere eliminate».
Non poteva mancare, poi, l’auspicio di una nuova Europa politica. «L’Europa deve fare mosse coraggiose in direzione dell’unione fiscale e finanziaria - aggiunge - e rafforzare il suo processo di riforme, sia a livello nazionale che a livello sovranazionale, anche perché, senza un’unione politica le vulnerabilità dei vari paesi vengono esagerate e senza appropriati accordi sulla governance, l’unione monetaria è difficile da sostenere».
Infine un ulteriore, caldo, suggerimento a Monti: «Il settore pubblico ha bisogno di radicali modernizzazioni». Una rivoluzione, quella del settore pubblico, che viene invece sempre stoppata dalla macchina burocratica.

Eppure, nonostante questo quadro di sistema da incubo, Visco trova la forza di concludere sostenendo che «l’Italia ha le potenzialità per crescere di più». Il problema è che molte di quelle potenzialità sono rinchiuse nella prigione del rigorismo montiano che piace tanto alla Merkel.

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