Assoallestimenti: "A rischio l'80% del fatturato, serve una fiera simbolo per la ripartenza"

La proposta del presidente Massimiliano Vaj: "Subito un tavolo fra organizzatori, quartieri e allestitori per presentare alle autorità un protocollo specifico che consenta di realizzare una manifestazione fieristica che segni la ripresa graduale delle attività"

Assoallestimenti: "A rischio l'80% del fatturato, serve una fiera simbolo per la ripartenza"

“Dal 22 febbraio, da quando è stata spostata a luglio e poi annullata la fiera dell’occhialeria Mido le nostre imprese sono a fatturato zero, con l’aggravante che molte hanno finito e consegnato lavori che poi sono state costrette a smontare con ulteriore aggravio dei costi o che sono stati completati e bloccati negli stabilimenti per essere montati solo quando le fiere riapriranno…”, Massimiliano Vaj, presidente di Asal Assoallestimenti, l’associazione di FederlegnoArredo che riunisce le aziende italiane di allestimenti e servizi per fiere, mostre ed eventi fotografa così la situazione, gravissima, che ha messo in ginocchio il settore e la filiera. E se all’inizio dell’emergenza Covid-19 si temeva che la perdita sarebbe stata almeno del 30% nei mesi caldi dell’attività - marzo e aprile - a causa del lockdown, gli spostamenti o gli annullamenti delle manifestazioni rischiano di arrivare a fine anno con l’80% in meno di fatturato. Nessun evento, tutto rinviato o cancellato.

“Siamo stati i primi a essere stati bloccati e la preoccupazione più grande è che non ripartiremo subito, quando ci sarà l’allentamento del blocco delle attività economiche perché la programmazione degli ordini è almeno di tre o quattro mesi prima della consegna e del montaggio. Finché non ci sarà una svolta, impossible nel giro dei prossimi tre o quattro mesi, sarà impossibile per le nostre aziende riaccendere subito i motori. La domanda è - si chiede Vaj -: quanto resistiamo? Aziende medio piccole come le nostre se i clienti non i pagano, vanno in crisi di liquidità. Pensiamo alle consegne azzerate con l’aggravio dei costi e al fatto che stiamo iniziando a vedere la chiusura dei rubinetti da parte di molti clienti - anche se non tutti per fortuna - con comportamenti che accentuano i caratteri delle persone perché i più agguerriti sono pronti a far pesare il loro potere contrattuale e sul fronte degli impegni da onorare stanno facendo vedere il peggio: dal blocco dei pagamenti alla richiesta di forti sconti per lavori fatti”.

“Il governo nel primo decreto ha fatto qualcosa e ha detto che anche per le fiere si possono ottenere fidi con la garanzia dello Stato, li stiamo chiedendo alle banche e stiamo aspettando di vedere i contratti ma in realtà la nostra attività fa fatica ad essere individuata: chi è esattamente l’allestitore, come viene riconosciuto nei quaranta codici Ateco per avere eventuali aiuti mirati? Non entriamo nel ciclo del fornitore strategico e questo è un tema che deve essere definito con chiarezza per salvaguardare le nostre aziende. Ad esempio siamo quelli che hanno lavorato alla realizzazione dell’Ospedale Fiera Milano, veloci, flessibili, dinamici, professionali, abbiamo dato un contributo decisivo alla realizzazione di quello che giustamente è stato definito un miracolo”.

“L’altro problema conseguente - aggiunge il presidente di Asal - è che senza di noi le fiere non si fanno. Se muoiono il 50% delle aziende di allestimento fra sei-otto mesi, ammesso che il settore riparta anche con una certa domanda cosa faranno le fiere? Un tessuto industriale di piccola dimensione o artigianale come il nostro è difficile da riavviare, non è che premi il pulsante è riparti immediatamente”.

La crisi causata dall’emergenza sanitaria si aggrava e c’è la necessità di guardare avanti ad ogni costo. “Sto cerando di intuire quale sarà il punto di svolta. In Cina c’è stato con l’apertura della prima fiera post Covid-19, un evento piccolo ma importante e dobbiamo capire se da quella riparte il sistema fieristico cinese e da lì si capisce la strada da prendere in Italia. Il punto di svolta - spiega ancora Massimiliano Vaj - potrebbe essere la realizzazione di una fiera-evento simbolica organizzata con tutti quei requisiti di sicurezza imposti da un modo di accedere alle manifestazioni diverso rispetto al passato. E qui entrano in ballo gli organizzatori fieristici, i quartieri che devono pensare a protocolli specifici per gli espositori, il contingentamento dei visitatori, la prenotazione degli ingressi, degli incontri, l’aumento della durata degli eventi per diluire le presenze dei buyer in giornata. Non è semplice, ma serve definire un approccio nuovo per espositori e visitatori che accompagni al ritorno della normalità perché l’alternativa è non far niente”.

Per questo Vaj lancia una appello agli organizzatori di fiere a settembre, ottobre, novembre che si parlino è si attivino per individuare un protocollo di accesso alle fiere da proporre alle autorità: “Serve subito un tavolo fra organizzatori, quartieri e allestitori per vedere quali sono le idee concrete da mettere in campo se vogliamo sperare di vedere una fiera entro quest’anno che segni la svolta e dia un segnale di ripartenza guardando al 2021. Come Asal intendiamo portare anche proposte per realizzare gli allestimenti in sicurezza, ad esempio diluendo nel tempo le fasi di montaggio. La ripartenza si costruisce assieme, con l’impegno e il sacrificio di tutti. Teniamo conto che ad esempio i tedeschi si stanno muovendo per la riprogrammazione perché fanno sistema più di noi e stanno facendo scelte che favoriscono le loro manifestazioni magari a discapito delle nostre. Nel settore si sta aprendo una guerra fra sistemi e noi non possiamo permetterci di stare stare fermi”.

In Italia, ricordiamo, le aziende di puri allestitori sono almeno 350 - con un fatturato annuo stimato in 2 miliardi di euro -a cui si aggiunge una filiera molto estesa che si avvale di service molto piccoli come audio, luci, video, consorzi e cooperative di montaggio, trasporti e pulizia, noleggio di arredi per gli stand. Decine di migliaia di lavoratori, spessissimo con partita Iva.

E se il numero dei dipendenti a tempo indeterminato è di circa 5mila unità, gli altri addetti ai lavori si moltiplicano in modo esponenziale soprattutto nei mesi di picco delle grandi fiere. Ad esempio nel periodo nel periodo di allestimento del Salone del Mobile nel giro di dieci giorni in Fiera Milano a Rho ci sono circa 14mila addetti.

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