Ecco come funziona l’algoritmo del Fisco che scova gli evasori

Un algoritmo consentirà di stanare gli evasori fiscali tramite le spese effettuate e all'accesso a carte e conti correnti: il Garante per la Privacy darà l'ok, ecco cosa cambierà da luglio

Ecco come funziona l’algoritmo del Fisco che scova gli evasori

Tempi sempre più duri per i furbetti che praticano l'evasione fiscale: da luglio, infatti, un nuovo algoritmo messo a punto dall'Agenzia delle Entrate e le Fiamme Gialle riuscirà ad incrociare le varie banche dati a loro a disposizione e consentire di scovare coloro i quali rubano i soldi allo Stato specialmente adesso che arriveranno nuovi fondi dal Pnrr.

Come funziona

Come si legge su Liberoquotidiano, questo algoritmo scoverà tutto ciò che riguarda le spese effettuate da e con carte di credito, conti correnti fino alle spese per gli immobili e la salute. I difensori della privacy a tutti i costi, però, sono già sul piede di guerra ed hanno proposto di creare due liste parallele: nella prima andrebbero inseriti gli evasori cronici e coloro i quali sottraggono le cifre più importanti, nella seconda andrebbero inseriti chi è a rischio evasione. Si tratta di diversificare il "professionista" del mestiere dai piccoli evasori.

Qual è il risparmio

Le stime parlando in una riduzione dell'evasione che dal 5% del prossimo anno arriverebbe al 15% nel 2024 rispetto a quanto accaduto nel 2019. Non male, anche se il lavoro è lungo e la strada in salita. In questo caso si adotterà il modello francese che, pur di stanare gli evasori e fregandosene della privacy, hanno raccolto informazioni anche dai profili social dei diretti interessati. Come abbiamo visto sul Giornale.it, però, anche l'Italia è pronta con banche dati e intelligenza artificiale per sfruttare appieno anche i vari Facebook, Instagram e via dicendo. Il governo, infatti, vuole sfruttare nel migliore dei modi l'attuale tecnologia con una "piena utilizzazione dei dati che affluiscono al sistema informativo dell'anagrafe tributaria, potenziamento dell'analisi del rischio, ricorso alle tecnologie digitali e alle soluzioni di intelligenza artificiale, ferma restando la salvaguardia dei dati personali", come si legge sul Messaggero.

La circolare del 2016

In realtà non stiamo scoprendo nulla di nuovo ma sta per essere attuato quanto previsto già dal Fisco nel 2016 con una circolare in cui si afferma che "tutte le informazioni ottenute dalle banche dati si possono aggiungere a quelle che provengono da altre fonti, anche fonti aperte come web e piattaforme social". La stessa cosa è stata sottolineata due anni dopo anche dalla Guardia di Finanza.

Come mai allora non era stato possibile adottare queste misure da subito? Lo stop era arrivato proprio dal Garante della Privacy che aveva bisogno delle esatte procedure per rendere anonimi i dati prodotti dalle Entrate. Adesso tutto dovrebbe essere stato sistemato e, se ci sarà l'ulteriore ok, evadere da luglio sarà molto più difficile.

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