Ecco il piano di Bankitalia per "finanziare" le banche (con i soldi dei contribuenti)

Visco propone un sistema di "bad bank" per aiutare gli istituti di credito a liberarsi dei crediti malati. Il Tesoro frena: "Non servono risorse pubbliche". Unicredit: "Noi non coinvolti"

Ecco il piano di Bankitalia per "finanziare" le banche (con i soldi dei contribuenti)

La chiamano "bad bank" e in soldoni è una società costituita ad hoc per raccogliere i crediti anomali. Serve agli istituti di credito per smaltire i titoli tossici senza intaccare il resto della struttura. Si tratta di un'istituzione non nuova nel mondo bancario, seppur poco usata in Italia, che in Spagna, Irlanda o Svezia - dove ha giocato un ruolo importante anche lo Stato - ha dato buoni risultati.

Ora è Ignazio Visco a proporre una soluzione simile, attraverso una "bad bank" di sistema, un contenitore che coinvolga anche soggetti pubblici e che aiuti il settore bancarie a liberarsi dei pesi morti e a tornare a erogare finanziamenti. "Interventi più ambiziosi" rispetto a quelli privati già in corso, secondo il governatore della Banca d'Italia, che sono "da valutare anche nella loro compatibilità con l'ordinamento europeo non sono a escludere, possono consentire di liberare a costi contenuti, risorse da utilizzare per il finanziamento dell'economia".

Un'ipotesi che - nonostante le indiscrezioni del Fincial Times che parlavano di un no alla proposta da parte di Palazzo Chigi - non è stata esclusa da Enrico Letta. Il Tesoro, però, "valuta positivamente iniziative anche di natura consortile di operatori di settore per alleggerire il proprio patrimonio dai prestiti deteriorati, liberando così capitale da impiegare a sostegno delle imprese e dei consumi", a patto che non vengano usate "risorse pubbliche nazionali o comunitarie", ritenute "non necessarie".

"Nessuno mi ha mai proposto una bad bank di sistema", sottolinea invece l’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, secondo cui comunque la sua istituzione può essere utile solo per le banche medie e non per quelle grandi che "possono e devono risolversi i problemi da sole".

Per questo, Unicredit starebbe discutendo con Intesa di un fondo comune per i crediti ristrutturati: "Al momento ci sono idee e discussioni non ancora strutturate. Decideremo entro pochi mesi, non oltre metà anno", ha spiegato Ghizzoni, "Si tratta di un progetto diverso dalla bad bank perchè include aziende in bonis e ristrutturate".

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