
Lavazza cresce e macina utili nel 2024. Ma vede nero sul 2025 ed esclude categoricamente ipotesi di quotazione aprendo, invece, a un ulteriore sviluppo negli Stati Uniti dove ha già sede il 50% della produzione destinata al mercato americano. La società guidata da Antonio Baravalle ha archiviato 12 mesi da incorniciare con un fatturato a 3,35 miliardi (+9,1%) sia nel canale casa, che include tutti i prodotti di caffè che sono destinati all'uso domestico, sia nel canale fuori casa con i prodotti destinati all'uso in bar, ristoranti, hotel, uffici, distributori automatici. In crescita anche l'ebitda a 312 milioni di euro (+18,6%) e l'ebit che si è attestato a 130 milioni, rispetto ai 97 milioni dell'esercizio 2023. L'utile netto ha raggiunto 82 milioni (+20,6%) e la posizione finanziaria netta a fine 2024 è negativa per -511 milioni per le operazioni straordinarie, in particolare l'Opa su Ivs Group.
Le ulteriori impennate delle quotazioni del caffè non hanno quindi toccato i conti del gruppo, ma solo per ora. «Sono valori assoluti importanti in crescita - ha commentato Baravalle -, frutto di due anni di lavoro sui processi. Momenti come questi obbligano le aziende a crescere, o diventi più forte o muori». Ma il caro-caffè, l'inflazione e la volatilità preoccupano.
ll 2025 «sarà un anno estremamente difficile neanche paragonabile al Covid e vedrà tutta l'industria del caffè in difficoltà», ha spiegato Baravalle sottolineando il fatto che i volumi del mercato caleranno e la materia prima crescerà. I costi del caffè, insomma, sembrano fare più paura delle guerre commerciali. Anche perché «l'espansione in Nord America continua a essere il nostro punto di partenza importante nonostante i dazi - ha ribadito -. Per quanto riguarda gli altri mercati vogliamo crescere in Cina con la jv con Yuri China, il più grande retailer con quasi 20mila punti vendita cinesi che ha deciso di investire con noi nel mondo del caffè. Il nostro piano di apertura è di 1.
000 punti vendita, ad oggi siamo a 120», ha concluso. Dal punto di vista geografico, la diversificazione ha consentito di assorbire meglio gli impatti negativi in Europa dove il gruppo registra andamenti positivi soprattutto in Italia (+4%) e Francia (+2%).
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