La lista nera degli evasori: ecco chi rischia grosso

Italia e Germania a braccetto per scovare gli evasori fiscali con patrimoni all'estero, dopo che Berlino ha acquisito i dati di milioni di cittadini a rischio, fisco italiano e guardia di finanza potrebbero seguire la stessa strada

La lista nera degli evasori: ecco chi rischia grosso

L'Italia ha chiesto alla Germania, attraverso l'Agenzia delle Entrate, i dati dei cittadini italiani contenuti nei file acquistati da Berlino da una fonte anonima relativi a persone con patrimoni negli Emirati Arabi, in particolare a Dubai, per andare a caccia degli evasori fiscali. La richiesta sarebbe già stata avanzata dall'Agenzia delle Entrate, dietro regia del Mef. Lo spiegano all'Adnkronos fonti di governo.

Cosa sta succedendo

La caccia agli evasori, quindi, arriva fino a Dubai passando per la Germania: così il fisco italiano ha intenzione di mettere i bastoni fra le ruote a chi possiede patrimoni negli Emirati Arabi lontano da occhi indiscreti. Ad attivare la procedura su questa nuova “lista Dubai” sarà, come detto, l’Agenzia che potrebbe ricevere l'aiuto anche dalla Guardia di Finanza con la quale ha la possibilità di scambiarsi le informazioni fiscali. L’indiscrezione è arrivata proprio nel giorno in cui la GdF ha scoperto 3.500 evasori totali con proposte di sequestro per 4,4 miliardi di euro per l'anno 2020. Sempre secondo fonti, la Germania avrebbe acquisito i dati fiscali già lo scorso mercoledì: si tratta di una lista "infinita" con milioni di persone che hanno patrimoni negli Emirati Arabi tra cui, ovviamente, anche migliaia di cittadini tedeschi. Questi sati serviranno a Berlino per valutare eventuali ipotesi di evasione fiscale.

"Ogni mezzo è lecito"

Usiamo tutti i mezzi per scoprire i reati fiscali”, ha dichiarato il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, in corsa per la cancelleria. “Per mia iniziativa l’ufficio federale per le imposte si è procurato un Cd con dati fiscalmente rilevanti dall’emirato di Dubai”, ha aggiunto lo stesso Scholz al quotidiano tedesco Der Spiegel, sottolineando come gli evasori fiscali siano paragonabili ai criminali. "L’evasione fiscale non è un’infrazione minore ma un crimine". Secondo indiscrezioni, l'ufficio federale tedesco per le imposte avrebbe pagato ben 2 milioni di euro il Cd contenente dati segreti per procedere a tutte le verifiche caso per caso anche se il governo tedesco non ha confermato la cifra. Se le nostre autorità volessero seguire l'esempio della Germania, potrebbe aprirsi una bella battaglia legale con i cittadini coinvolti pronti sul piede di guerra per il modus operandi dell'inchiesta.

Il precedente della "lista Falciani"

Una situazione simile si era vissuta con la "lista Falciani" contenente un elenco con i nomi di 7.500 persone che avevano portato soldi all’estero. Come riporta il Corriere, l’ex informatico franco-italiano Hervé Falciani di Hsbc Suisse aveva scatenato lo scandalo SwissLeaks nel 2015 che aveva coinvolto oltre centomila clienti per soldi depositati nella banca in Svizzera con un giro di affari pari a 180 miliardi di euro tra il novembre 2006 e il marzo 2007. Falciani fu poi stato arrestato nel 2018 a Madrid dietro richiesta della Svizzera. La Cassazione afferma che “salvo i casi di violazione dei diritti fondamentali di rango costituzionale, l’acquisizione in via irrituale di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale non sono automaticamente inutilizzabili nelle ordinarie attività di contrasto e accertamento all’evasione fiscale": in parole povere il fisco può procede ai controlli anche in questa maniera e sarebbe in una botte di ferro qualora il cittadino in questione decidesse di procedere per vie legali. Questo perché non esiste, in Italia, una norma che stabilisca "l’inutilizzabilità degli elementi indiziari così acquisiti, sempreché non si violini i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti”.

La Corte ha quindi ribadito che sono “perciò utilizzabili nell’accertamento e nel contenzioso con il contribuente, i dati bancari, ottenuti mediante gli strumenti di cooperazione comunitaria, dal dipendente di una banca residente all’estero, il quale li abbia acquisiti trasgredendo i doveri di fedeltà

verso il datore di lavoro e di riservatezza, privi di copertura costituzionale e tutela legale nei confronti del fisco italiano", come riportato dal Fattoquotidiano. Tempi duri per i super ricconi o i super furboni.

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