Marò, altri 14 giorni in cella Il Colle attacca chi li difende: servono idee, non striscioni

Il magistrato che istruisce il processo in Kerala ha deciso: "Altre due settimane di custodia giudiziaria". Autorizzati gli interrogatori della polizia indiana

Marò, altri 14 giorni in cella Il Colle attacca chi li difende: servono idee, non striscioni

Non c'è pace per i due marò italiani arrestati in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati disposti altri 14 giorni di custodia giudiziaria. E dunque rimarranno altre due settimane nella sezione speciale della prigione centrale di Trivandrum, capitale dello Stato del Kerala.

A deciderlo è stato il magistrato A. K. Gopakumar che istruisce il processo in Kerala contro i due italiani, il quale ha anche autorizzato gli interrogatori da parte della polizia indiana davanti alle autorità competenti per far luce su quanto accadde sulla Enrica Lexie.

Insomma, oggi doveva essere il giorno della decisione dell'India sul ricorso italiano (in cui si sostiene che la giurisdizione debba essere di Roma). INvece per ottenere la risposta del governo indiano bisognerà aspettare ancora.

Proprio ieri, mentre il tribunale continuava a prendere tempo e a non decidere sulla giurisdizione che deve giudicare Latorre e Girone, il governo del Kerala aveva già dato prova di non voler cedere. Infatti, lo chief minister - il governatore - dello Stato indiano, Oommen Chandy aveva ribadito che i due fucilieri italiani verranno processati in India, escludendo che i due possano essere tornare in Italia.

"La nostra posizione è molto chiara, molto aperta. I due militari italiani hanno commesso un reato che cade sotto gli effetti della legge indiana e devono quindi affrontare questo processo. Questa è la nostra posizione", ha dichiarato Chandy.

Due giorni fa il ministro della Difesa, Giampaolo di Paola, è andato in India per cercare di ovviare alla situazione. Nei prossimi giorni anche il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, si recherà a New Delhi per incontrare il governo indiano. Al momento, le posizioni dell'India sembrano però inamovibili.

Sulla vicenda è intervenuto il ministro degli Esteri indiano, S.M. Krishna, il qual ha ribadito la posizione intransigente del governo affermando che "la soluzione della vicenda spetta al tribunale". Come se non bastasse, il ministro ha poi lodato anche "la giusta decisione" di arrestare i due marò, precisando però che in ogni caso "è la corte che dovrà decidere in quale modo questa impasse può essere risolta".

Infine, il ministro ha cercato di smorzare la tensione, aggiungendo che la vicenda dei marò "non deve avere alcun impatto sulle cordiali relazioni esistentì fra India e Italia". Ma il rischio che avvenga il contrario è alto.

Sul caso dei marò è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che non ha lesinato una critica nei confronti del Pdl: "Ce la mettiamo tutta: se qualcun altro, oltre a mettere qualche striscione, ha delle idee aspettiamo di conoscerle".

Il capo dello Stato ha poi aggiunto che bisogna "prendere atto di queste determinazioni dell’autorità giudiziaria indiana, che in qualche modo erano tra le previsioni più infauste. Attendiamo le decisioni di carattere processuale che riguardano sia la formale definizione del problema giurisdizione e sia la successiva destinazione dei marò.

Purtroppo voi sapete, c’è stato un passo indietro anche per quello che riguarda la libertà della nave di rientrare in patria con gli altri marò perché non ci sono solo i due accusati e trattenuti, ce ne sono altri a bordo della nave. È una situazione molto difficile".

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